Il luccichio odierno del Rione Terra di Pozzuoli, e la tragedia?

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La storia del Rione Terra è ritornata recentemente alla ribalta con la restituzione alla comunità cittadina della cattedrale della città di Pozzuoli: questa, dopo l’incendio che la distrusse completamente la notte tra il 16 e il 17 maggio 1964, l’abbandono ed il saccheggio durato 30 anni, è stata restaurata mediante un concorso internazionale vinto dal Prof. DezziBardeschi nel 2003, ed inaugurata il 5 maggio 2014, ben 60 anni dopo la sua distruzione.
La storia del Rione Terra è complessa e articolata ed affonda le sue radici nel 194 a. C. con la fondazione della colonia romana, ma l’oggetto di questo breve articolo vuole essere la sua storia recente, ovvero quella che vede il suo inizio il 3 Marzo 1970.
Per capire cosa accadde esattamente in questa data è necessario fare un brevissimo passo indietro e provare a descrivere il fenomeno vulcanico che interessa sin dall’antichità i Campi Flegrei, ovvero il bradisismo.

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Questo fenomeno vulcanico consiste nel lento e progressivo innalzamento ed abbassamento della crosta terrestre, fenomeno abbastanza unico nel mondo1. Il manifestarsi del fenomeno nei primi mesi del 1970 portò ad un’ordinanza di sgombero forzato del più antico quartiere puteolano, densissimamente popolato, mediante l’utilizzo dell’esercito italiano.
Lo sgombero interessò ben 2.264 persone che certamente a malincuore furono costrette a lasciare le proprie case. Alcuni furono trasferiti all’ospedale psichiatrico di Miano2, altri occuparono le Terme Puteolane o altre residenze turistiche.
Il Parlamento si affrettò a promulgare la Legge 19 luglio 1971, n. 475 con la quale veniva espropriata l’intera area che diveniva effettivamente demanio dello Stato.
Di fronte a un provvedimento del genere, così drastico e in mancanza di un reale e concreto pericolo, si fece strada l’idea, avanzata da moltissime ed insistenti voci, che si volesse trasformare l’intera area in un villaggio turistico3, finendo per “deportare” gli strati più umili della popolazione puteolana in un gigantesco quartiere dormitorio costruito nell’entroterra e lontano dal mare, ovvero il Rione Toiano.

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Duplice affare di stato: da un lato liberare l’acropoli della città antica per poterla cedere ai privati sotto forma di concessioni, e dall’altro costruire edilizia convenzionata per migliaia di persone.
Nel 1987 le voci relative ad un accordo tra gruppi industriali e Regione Campania si fecero ancora più insistenti e culminarono, il 21 Gennaio 1987, nella pubblicazione di un articolo sul quotidiano Il Mattino in prima pagina: “FIAT, ENI E ITALSTAT hanno comprato i Campi Flegrei4“.
A confermare la possibile manovra speculativa vi è l’articolo di G. Ruotolo sul quotidiano il Manifesto del 6 Febbraio 1987 il quale attribuisce all’ENI la volontà di creare un polo turistico sull’antica acropoli puteolana con 500.000 posti.
In sostanza, dopo 45 anni da quello sgombero forzoso, si concretizza l’insediamento nell’antica acropoli puteolana di un polo turistico i cui attori non saranno certamente i grandi gruppi industriali, come paventato potentemente nel 1987; ma certamente non cambia molto la sostanza delle cose.

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Il rione Terra è stato espropriato, da esso è stato sradicato il tessuto sociale essenziale che conferiva identità al luogo attraverso un’operazione lenta, certamente violenta che non ha tenuto conto di un principio essenziale, ovvero che una città non è composta dalla sua sola struttura fisica, ma soprattutto dalla componente sociologica ed umana.
Il rione Terra, svuotato 45 anni fa, abbandonato ed oggetto di saccheggi potenti per 30 anni5, rimane un monumento ad un tessuto demo-etno-antropologico oramai smembrato che progressivamente è scomparso. Oggi resta un luccichio che tiene conto certamente della meravigliosa storia materiale del sito, ma che ha smarrito completamente la sua identità profonda fatta di una umanità varia e complessa.
Umberto Tesoro

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[1]Il bradisismo è un fenomeno vulcanico che esiste, oltre che nei Campi Flegrei, nella Long Valley in Sierra Nevada in California ed è stato attestato nella città di Rabaul in Papua nuova Guinea (2010).
[2]M. Sirpettino, Pozzuoli la città che Trema, Ed. Conte- Pozzuoli – 1971, p. 68.
[3]Haroun Tazieff, Il futuro del passato di Napoli in “Il corriere di Napoli” n°8 nov. 1984 – G. Luongo, Rischio Vulcanico, in “la provincia di Napoli ” n°6 – Nov-Dic 1986 – B. Gravagnuolo, “Rione Terra” in La voce della Campania n° 9-6/5/1979.
[4]A. Giglia, Crisi e ricostruzione di uno spazio urbano, Guerini Studio 1997, p. 26-27.
[5]A. D’Ambrosio, Il saccheggio dei beni culturali al rione Terra, in <<Effecieeffe>>, feb. 1988.

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