Nell’universo figurativo con “Reading people: oltre la figura”

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Il 10 gennaio 2015 si è svolta presso l’Atelier Controsegno di Pozzuoli, in Via Napoli 201 (La Pietra), la mostra collettiva dal titolo “Reading people: oltre la figura” degli artisti Veronica Longo, Peppe Rapicano, Lucio Statti e Francesco Verio, curata da Rosalba Volpe, storica dell’arte e collaboratrice dell’incisore Veronica Longo. La curatrice ha presentato i quattro artisti figurativi delineando brevemente le loro peculiarità artistiche e tecniche; inoltre è stato interessante il suo preciso excursus storico-artistico sulle vicende che hanno riportato la tradizione figurativa in auge sia con il ritorno all’ordine degli anni ’20 del ‘900 che con la ripresa figurativa della fine degli anni ’70 del XX secolo, dopo le esperienze artistiche come l’arte Informale, l’espressionismo astratto e l’arte concettuale.

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I quattro artisti napoletani, diversi per stile e formazione, hanno mostrato al pubblico di possedere un punto in comune, vale a dire l’amore per la rappresentazione figurativa: questa tendenza, come spiega la curatrice, si colloca sull’onda lunga delle esperienze artistiche che ritornano accademicamente verso la costruzione della figura umana: la Transavanguardia, ad esempio, è un movimento artistico con il quale si attraversano e si superano tutti quegli esperimenti d’avanguardia che, dal dopoguerra in poi, hanno portato alla frantumazione della figura. L’uomo, infatti, perde i suoi punti di riferimento di fronte agli orrori della guerra e non riesce più a essere centro della poetica artistica.

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Veronica Longo espone per l’occasione le sue pitture dove i soggetti raffigurati sono rappresentati con estrema delicatezza e dove spesso troviamo echi biografici: i volti scelti sono quelli di un passato fatto di ricordi e gioie quotidiane, come è possibile ammirare nell’opera “Frammenti di un giorno d’ordinaria felicità…”, dove l’artista ci mostra il viso del proprio nonno immortalato nel semplice gesto di farsi la barba, attraverso uno specchio. Nell’opera “Fratelli”, invece, Veronica rappresenta la tenerezza che lega il fratello maggiore, punto di riferimento e di sostegno per la sorella minore, coccolata amorevolmente e avvolta da carezze. Talvolta sono anche ritratti viandanti, come il “Il venditore di chimere”, trovati per caso per le strade di Napoli: con i loro sguardi essi hanno saputo parlare di sé e si sono meritati un posto d’onore nelle opere dell’artista.

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Peppe Rapicano si serve della sua arte per liberare il proprio io: il gesto di produzione artistico diventa produttore di una vera e propria catarsi, capace di fare emergere ciò che spesso è nascosto nel profondo dell’animo umano. Nascono così opere che possiamo definire spirituali, da qui la scelta di un colore come il blu, che rimanda al cielo e al suo spazio sconfinato. I volti in primo piano della donna rappresentata, dell’uomo o del bambino, sembrano non far parte di questo mondo fatto di gioie materiali, vanità e futili bisogni, ma trascendono verso qualcosa di più alto, forse proprio verso quella libertà di cui ciascuno ha bisogno. Nelle sua recente produzione, l’artista si serve di una tecnica mista nella quale emergono colori sgargianti e fluorescenti accanto a tracce di inchiostro, come nell’opera “Dedicato a me”.

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Lucio Statti predilige l’uso di colori caldi per i suoi soggetti, costruiti con pennellate labili: essi sono spesso estrapolati dal contesto quotidiano che si trasforma in rappresentazione onirica, servendosi tendenzialmente del figurativismo di matrice iperrealista. I dipinti sembrano delle fotografie, con cui si tenta di strappare al tempo un momento di vita che servirà al mantenimento della memoria. Nell’opera “Tutti al mare”, ad esempio, Statti rappresenta una madre e una bambina su di una spiaggia assolata: la mente dell’osservatore vola verso i ricordi estivi di una infanzia felice e spensierata. Nell’opera “Il tempo dei ricordi” un velo di malinconia riveste la grande tela e una anziana signora sembra pensare ai momenti di un periodo ormai lontano, emozionandosi ed emozionando.

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Francesco Verio decide di soffermarsi maggiormente su soggetti femminili: solitamente le sue muse ispiratrici sono delle modelle e spesso cerca di mettere in risalto il rapporto che si crea tra l’artista e queste ultime, come nell’opera “Il pittore e la modella”, un olio su tela in cui si descrive l’energia scaturita dall’incontro. Delle volte il soggetto femminile viene idealizzato e mostrato attraverso la messa a nudo di quelle parti femminili che sono sinonimo di sensualità: colpisce l’uso di colori allegri e vivaci che ci catapultano in atmosfere fauves, molto simili a quelle che a inizio ‘900 utilizzarono gli artisti che animarono la Francia di quegli anni.

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La serata è stata allietata dalla performance dal titolo “Respira in me e rendimi viva” ideata da Rossella Caso, ballerina professionista e volontaria di Servizio Civile Nazionale presso l’Associazione culturale LUX in FABULA, presieduta da Claudio Correale, da sempre impegnata nel dare sostegno all’Atelier grazie all’impiego di quelle forze giovanili che da anni svolgono attività culturali presso la sede dei Cappuccini e non solo. La giovane ha danzato, per ben due volte, sulle note di Bring me to life degli Evanescence, dimostrando passione e amore per una disciplina che richiede costanza e sacrificio.
Ѐ stata una serata dal ricco contenuto culturale che ha registrato un’altissima affluenza di visitatori, lasciando i veterani conoscitori dello spazio soddisfatti come sempre e i nuovi visitatori meravigliati ed entusiasti.

Germana Volpe

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