Real Monte Manso di Scala

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Il 13 dicembre 2014, in occasione della Notte dell’Arte a Napoli, l’Associazione “Sii Turista Della Tua Città” ha organizzato una visita guidata al Real Monte Manso di Scala, posto tre piani al di sopra della nota Cappella Sansevero.

Scopo dell’Associazione, attiva da ormai quasi 4 anni, è quello di attuare una vera e propria Rivoluzione Culturale, capace di far prende coscienza a tutti i Napoletani delle bellezze e delle potenzialità di cui dispone la città, troppo spesso screditata dai mass-media e poco conosciuta dai suoi stessi abitanti. Il loro operato cresce sempre più grazie al contributo di tutti i volontari che, autofinanziandosi hanno dato vita a tante attività e visite guidate, alla scoperta del patrimonio artistico e storico di Napoli.

La visita ha preso vita tra l’atmosfera natalizia e quella misteriosa che sono stati in grado di creare gli associati, così da avvolgere in un clima particolare i 108 partecipanti condotti lentamente verso la sconosciuta Cappella: tutti sono stati bendati per il breve tratto che va da Piazza San Domenico Maggiore al Palazzo De Sanctis, suscitando la curiosità dei passanti che non erano a conoscenza dell’iniziativa.

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La Cappella del Real Monte Manso di Scala lega il suo nome a quello del nobile letterato e uomo di cultura del 600 Giovan Battista Manso Marchese di Villa. Questa famiglia è originaria di Scala, un paesino vicino Ravello.

Alla morte dei suoi due figli, avvenuta nel 1590, Manso, disponendo di un grande patrimonio, decide di impegnarlo: nasce così nel 1602 il Pio Monte della Misericordia, ente che servirà per dare sostegno a tutti i poveri; e nel 1608 il Real Monte Manso di Scala destinato a finanziare i rampolli delle famiglie nobili decadute per intraprendere gli studi o le aspiranti suore per adempiere i voti. Nel 1611 viene creata l’Accademia degli Oziosi, di cui fecero parte Giovan Battista Marino e Torquato Tasso, grandissimo amico di Manso, come ci attesta un passo della Gerusalemme Liberata e il Trattato del De Amicitia in cui si descrive questo forte legame di stima.

Poco prima che i fondi finissero Manso decise di creare un Collegio Seminario che potesse ospitare i giovani che volevano ricevere una buona istruzione. L’idea era quella di creare anche una Biblioteca, gestita dai padri Teatini. Successivamente il nobile si rivolse all’ordine dei padri Gesuiti, futuri gestori del collegio e destinatari del patrimonio librario ivi contenuto.

Giovan Battista Manso morì nel 1645, e nel 1747 i Gesuiti acquistarono da Raimondo de Sangro, principe di Sansevero, l’edificio sovrastante Cappella Sansevero che ospitò la Cappella Manso di Scala. Non vi è però alcun segno all’entrata del portale da cui si accede al palazzo che simboleggi la presenza di questa Fondazione. Scelta non casuale dal momento che Raimondo volle essere superiore alla Chiesa. Quest’ultima però ebbe la meglio: la Fondazione riuscì a sovrastare la Cappella Sansevero con la costruzione di questo complesso collegiale tre piani più su.

La particolarità della Cappella consiste nella presenza della statua del Cristo Svelato o Luce Nascosta, opera contemporanea di Giuseppe Corcione.

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L’artista si è ispirato ai canoni artistici del ‘700 e alla tradizione di Giuseppe Sanmartino. La statua è stata realizzata attraverso l’impiego di diversi materiali: stucco per piedi e gambe, plexiglas per le braccia, marmo per il volto e resina e marmo per i capelli. Mentre il Cristo di Sanmartino, presente in Cappella Sansevero è privo di vita, questo è risorto e sembra camminare verso lo spettatore, in modo sereno e gioioso.

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Particolare la scelta dello specchio sotto i suoi piedi: essa serve a creare un legame con l’altra statua, quella del Cristo Velato posta 3 piani più sotto. Le due opere infatti sono disposte non a caso parallelamente. La scritta che campeggia a bordo specchio è la seguente: “SINE ANTIQUA ARTE NON EST NOVA ARS”, “senza l’arte antica non c’è l’arte nuova”. Scritta sintomatica di questa unione tra la scultura del 1753 e quella contemporanea, che mostra un chiaro rimando all’interesse per gli studi scientifici che hanno accomunato sia Raimondo de Sangro che Giovan Battista Manso. Colpisce la presenza della doppia elica di DNA dietro la colonna vertebrale del Cristo Svelato, ulteriore segno dell’amore per le scienze che accomunava i due personaggi.

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La costruzione di questa Cappella ci porta indietro nel tempo, fino agli scontri che vi furono tra la Massoneria del principe di Sansevero, Raimondo de Sangro, e l’ordine religioso dei Gesuiti. Raimondo, massone ed alchimista, aveva attraverso i suoi esperimenti fatto vacillare la credenza nel miracolo del sangue di San Gennaro e intimorito il potere della Chiesa. Fu di Raimondo l’idea di costruire una Cappella, quella Sansevero, nella quale troviamo il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino e la sua tomba, insieme alle celebri macchine anatomiche e macchinari utilizzati durante i vari esperimenti. Raimondo fu nemico assai temuto dai religiosi per la sua capacità di spiegare in modo razionale ogni evento, anche lo stesso miracolo del sangue di San Gennaro.

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Nella Cappella di Monte Manso è stato possibile anche ammirare l’architettura curata da Mario Gioffredo, che decora le lesene della cappella con festoni di fiori. Il dipinto di Francesco De Mura, allievo prediletto del Solimena, che nella tela del 1758, situata sull’altare ligneo con effetti marmorizzanti, rappresenta la Madonna con i santi Gesuiti e i Montisti della congregazione. Tra i santi si ricordano Luigi Gonzaga, protettore dei giovani e Sant’Ignazio da Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.

La visita si è conclusa tra l’entusiasmo generale di tutti i partecipanti, che da domani saranno a conoscenza di un intricato mistero in più sulla loro città.

Germana Volpe

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