La Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, una bellezza ritrovata.

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La chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli è uno di quei tesori belli e antichi della città di Napoli poco conosciuti e poco valorizzati.

Infatti, la splendida chiesa che si trova a pochi passi dal Policlinico vecchio, nei cosiddetti “meandri” del centro storico napoletano, è rimasta chiusa per circa cinquant’anni. Per fortuna, un gruppo di volontari del circolo Legambiente Napoli Centro hanno messo in campo questa splendida iniziativa di recupero.

L’impresa, tuttavia, non è certo facile da mandare avanti, visti i costi per mantenere aperta la chiesa e vista anche l’età avanzata dei volontari di Legambiente, che sono gli stessi cofondatori di trent’anni fa e che, giustamente vorrebbero passare l’incarico a qualcuno più giovane. Purtroppo i giovani oggi sono alle prese con i problemi della crisi occupazionale e non si dedicano spesso ad attività di questo genere.

La chiesa di Sant’Aniello risale al 1517-1520, insieme all’Altare Maggiore realizzato da Girolamo Santacroce, era stata costruita però su una chiesa precedente, risalente all’anno 1000, che a sua volta in origine era l’eremo dove viveva Sant’Aniello.

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La chiesa fu poi distrutta dai bombardamenti che colpirono Napoli durante la seconda guerra mondiale, saccheggiata e abbandonata. E’ di nuovo aperta solo dalla scorsa primavera. Ad abbellirla vi sono numerosi affreschi ai lati, e altri dipinti stanno per tornarvi all’interno. Al centro della navata vi è un grande fosso dove si possono ammirare splendidi resti romani, mentre in fondo, dietro l’altare, c’è la cella dove dormiva Sant’Aniello.

Ѐ possibile visitarla ogni lunedì dalle 17:00 alle 19:00.

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Lo scorso lunedì 15 dicembre è stata organizzata una visita guidata all’interno della chiesa, al termine della quale vi è stato un convegno sul tema delle antiche acque di Napoli, dal titolo “Era meglio la gatta morta. Diatriba tra pozzari e fontanieri”. Ad introdurre è stata la giornalista Eleonora Puntillo, sono poi intervenuti Clemente Esposito, che ha “interpretato” il punto di vista del “Pozzaro”, e Bruno Miccio invece il “Fontaniere”.

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Con l’utilizzo di slide è stata illustrata ad una sala gremita la storia di Napoli, a partire dal 1600, attraverso i suoi pozzi e le sue fontane.

Un ottimo modo per ridare vita a una bellissima, antichissima e poco conosciuta Chiesa nel cuore di Napoli.

Alessandra Di Meo

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