VILLAGE OF HOPE & JUSTICE MINISTRY: UNA NUOVA ASSOCIAZIONE RELIGIOSA PER POZZUOLI

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Village of Hope & Justice Ministry è un’organizzazione di Volontariato (ONLUS), di carattere religioso ed internazionale,  fondata in Italia dall’architetto Gabriella Morabito Frye il 29 Aprile 2009.

Dall’Aprile del 2012 suo marito Clint Frye si è unito all’organizzazione e lavora con lei in qualità di vice-presidente. Il loro obiettivo è quello di predicare la parola di Dio e la sua salvezza a tutte le nazioni, far crescere una nuova generazione di credenti in Gesù nello Spirito e nella verità, ed equipaggiarli con la Sua parola.

Dal Settembre 2014 l’associazione ha una sua sede operativa anche in Campania a Pozzuoli (Na), continuando le sue attività: l’associazione infatti sta avviando un progetto con le scuole “I ragazzi raccontano la Shoà” in collaborazione con il Centro Internazionale di studi Giudaici.

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Stasera e’ stato presentato il libro “Il Kaddish a Ferramonti: Le anime ritrovate” (Prometeo), un testo che racconta la vita del campo e di alcune persone morte nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (Cosenza).

Come ci spiega la presidentessa Morabito, infatti, l’intenzione dell’associazione è quella di lavorare sul libro per poter comprendere cosa è successo in Campania, promulgando il libro nelle scuole del territorio flegreo, coinvolgendo le nuove generazioni in un recupero della memoria delle persone morte in quei campi, utilizzando anche gli archivi comunali che conservano ancora la documentazione relativa ad esse.

Gabriella Morabito Frye e Clint Frye

Gabriella Morabito Frye e Clint Frye

Venerdì 24 Ottobre, in occasione dello Shabbat presso la detta associazione, si sono ritrovati, come prima tappa di questo percorso, intorno ad una tavola preparata per la caratteristica cena ebraica del sabato, oltre alla presidentessa e al vice-presidente, la briosa professoressa di serbo-croato dell’Orientale di Napoli Suzana Glavas, il presidente dell’associazione di Falciano del Massico (Ce) Athena Dea Massimo Di Donato, il volontario in servizio civile dell’associazione Lux in Fabula di Pozzuoli (Na) Roberto Volpe, ed uno degli autori del summenzionato libro, Antonio Sorrenti, nato a Cittanova nel 1944, che ha rilasciato una piccola intervista, che riportiamo qui di seguito.

Antonio Sorrenti

Antonio Sorrenti

“Penso che la conoscenza” ha detto Sorrenti  “sia qualcosa di fondamentale per non ricommettere gli stessi errori nella Storia. Per questo, come disse uno degli altri autori, Enrico Tromba, è stato importante presentare questo libro in Parlamento (alla Camera dei Deputati N.d.R.), perché questo era l’unico modo per dargli il giusto riconoscimento che meritava.

Il mio motto, ed il motto di questo libro, se così si può dire, è: conoscere per capire, capire per poter dialogare: ed abbiamo prestato attenzione, per questo, al fatto che per ogni morto nel campo di concentramento del libro ci fosse sempre un documento, un riferimento preciso e riscontrabile per il lettore, che di ogni individuo fosse possibile vedere la firma, le sue petizioni, le sue diarie. Diversamente dalla forma stereotipata dei sei milioni di ebrei uccisi nei lager, per la prima volta abbiamo invece la possibilità di sapere i veri nomi e i cognomi di tutte queste persone morte per morte naturale.”

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Un altro tema toccato nel libro è il forte legame tra la Calabria e gli ebrei: continua Sorrenti, infatti “noi vorremmo soffermarci su un termine particolare: nella Torah, dell’Europa si parla solo come Italia, ma Italia, in Kabala vuol dire Isola della rugiada del Signore, mentre la parola Calabria va analizzata come Kal-a-bria, che significa “dolce e generosa e’ la genesi”; inoltre, gli unici cedri portati in Israele, l’olio che brucia nei suoi templi, vengono sempre dalla Calabria; il più grande cabalista si chiamava Caen Vitale il Calabrese, la prima donna medico del mondo è calabrese, il primo ebreo arrivato in Calabria fu Ashkenaz, pronipote di Noe’, gli abitanti di Reggio a quei tempi si chiamavano aschenezi; infine, parecchi cognomi calabresi sono di origine ebraica.”

Roberto Volpe

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