“Di segno In segno” incontro con Alessandro Zannini

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Giovedì 9 Ottobre 2014, ore 18.00 presso Lux in Fabula
Nell’ambito di “Di segno In segno” incontro con
Alessandro Zannini che presenta:

L’amante di Cristo

GRAUS EDITORE, Tracce

Il romanzo di Alessandro Zannini, L’amante di Cristo, ci immerge all’interno del verdeggiante e fiorente scenario della realtà agreste campana, in particolare della zona del casertano tra Sessa Aurunca, Mondragone ed altri paesi limitrofi. Frequenti sono, infatti, le descrizioni della campagna che fa da sfondo alla vicenda e ai temi trattati, tanto da essere uno dei tratti che caratterizzano il romanzo.

L’autore ci mostra un paradiso naturale capace di rivelare agli occhi di chi l’osserva i segni di una mano divina, la quale, in mezzo a tante brutture, dona agli uomini un po’ di bellezza con cui alleviare le proprie sofferenze: “La mente era in affanno, ma poi pensò che non c’era niente di più grazioso dell’osservare una bella cavolaia volteggiare nell’aria e suggere il nettare dei fiori.” La descrizione dei campi si mescola con quella dei pensieri del vescovo Nogaro, emblema del perfetto religioso, il quale svolge la propria attività ponendosi come obiettivo principale quello di non tradire mai i valori originari e più autentici del Cristianesimo, qualunque sia il prezzo da pagare.

Proveniente dalla regione del Friuli, il vescovo entra in contatto con la diversa mentalità del Sud, ma non se ne lascia intimidire, al contrario è affascinato da quella semplicità rustica della gente di campagna, di cui apprezza, con estrema umiltà, la compagnia. Disdegna, invece, le apparenze, le ipocrisie e l’arroganza del potere, sia laico sia ecclesiastico, non si lascia ingannare dagli ossequi, sapendo bene quali tranelli si nascondano dietro riverenza e falsa ubbidienza. Nogaro afferma che lo scopo della Chiesa è quello di servire l’umanità: “ Deve essere la Chiesa di tutti. La Chiesa del quotidiano. La Chiesa delle multiformi espressioni dell’esistenza terrena. Una Chiesa senza barriere private e pubbliche, dove le persone e le istituzioni ritrovano il tepore e il conforto del focolare e la speranza dei cieli nuovi e delle terre nuove”. Parole come queste vengono pronuncia dal suo pulpito, lasciando esterefatti fedeli, cardinali e figure istituzionali. Nel portare avanti le proprie idee, Nogaro ottiene disapprovazione, biasimo e invidia. Ma questi sentimenti il più delle volte gli sono celati, perché i suoi nemici appartengono alla categoria che opera nel silenzio e nel buio delle stanze. Ciononostante, non vi è nulla che possa turbare “l’olimpica serenità” del vescovo. E’ benevolo con i propri nemici, pur sapendo con chi ha a che fare: criminalità organizzata, clero corrotto, politici disonesti. La sua fede e il suo amore per Cristo gli danno la forza di lottare e di non retrocedere mai di fronte a nessuna minaccia.

Figura chiave nella vicenda di Nogavero è il giovane parroco Don Luigi, l’unico che accoglie con vera gioia le parole rivoluzionarie del vescovo, perché in quelle parole rispecchia perfettamente anche il proprio pensiero. Don Luigi sviluppa una vera e propria forma di adorazione per quella figura venuta dal Nord Italia, vede in lui la speranza che le cose possano cambiare. I loro dialoghi sono colmi d’amore per Cristo, auspicano una Chiesa che sappia incarnare davvero il suo messaggio, aiutando i bisognosi e i più deboli. Di contro, le conversazioni tra certi esponenti del potere hanno ben altra tonalità: sono cupi, cinici, intenti unicamente a difendere i propri interessi. L’assassinio di Don Luigi lo consacra a martire della propria terra, sacrificato nel nome di quella speranza di riscatto, di quella lotta giusta contro ogni “sudditanza e rassegnazione” morale, civile, politica e religiosa. La sua morte segna un solco nella fede indistruttibile di Nogaro, nel quale si insinua un sentimento nuovo: il dubbio. Nonostante il trasferimento da Sessa Aurunca a Caserta, non si scoraggia, ma continua a portare avanti il proprio messaggio, traendo forza dal ricordo di Don Luigi.

Altra figura che rappresenta un sostegno per lui, seppur, anche qui, solo attraverso il ricordo, è la madre. In particolare la memoria di quel senso di protezione che lo avvolgeva da piccolo. L’amore materno diviene un’empirica energia positiva. Esso è un tema importante nel romanzo, sottolineato maggiormente dall’episodio di Laura, giovane madre afflitta da un dolore straziante, a causa della malattia della piccola Ilaria. Laura rappresenta il coraggio di una madre che tenta disperatamente di salvare la propria figlia. Di fronte a tanto male che si riversa sulla piccola innocente, Laura, e non soltanto lei, si domanda come sia possibile che Dio consenta che accadano queste cose. Nogaro, di fronte a un’immagine tanto forte, cerca di fare appello a tutta la propria fede per giustificare un disegno divino dal significato tanto incomprensibile, ma che tuttavia, alla fine si rivelerà.

L’amante di Cristo è la storia di un uomo giusto, un vero religioso, una storia contro il senso di rassegnazione che troppo spesso pervade la nostra società e che impedisce di liberarci dai mali che l’affliggono, una storia che racconta la forza della fede in Dio e nell’umanità stessa. Il romanzo verrà presentato a Pozzuoli, presso l’Associazione culturale Lux in Fabula il 9 ottobre 2014.

Alessandra Di Meo

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