“LA FELICITA’ DOMESTICA” DI LEV TOLSTOJ A LUX in FABULA

tolstoj

E’ stato presentato Giovedì 25 Settembre 2014 da Roberto Volpe, il romanzo di Lev Tolstoj “La felicità domestica” (1859): la serata è consistita in spiegazioni dell’opera, proiezione di foto e ascolto di musiche inerenti. Ѐ seguito, poi, un breve dibattito tra gli ospiti ed un piccolo rinfresco.

Il libro narra la storia del matrimonio tra Màrija Aleksàndovna, un’ingenua ragazza di provincia, e Sergèj Michàilovic, un vecchio suo conoscente ed amico di famiglia. Dopo il fidanzamento, alquanto combattuto sul nascere, i due si sposano per trasferirsi subito dopo nella casa di lui, vivendo in piena felicità ed armonia, nei primi tempi.

Le differenze d’ età, però, come temeva Sergej, cominciano ben presto a farsi sentire, sotto forma di impetuosi desideri di Màrija di condurre una vita allegra e mondana in città, a differenza degli ideali di tranquilla vita coniugale campestre vagheggiata dal marito.

Sergèj, comunque, accetta di trasferirsi con la giovane moglie per un certo tempo a San Pietroburgo, e lì la ragazza comincia a scoprire un mondo nuovo ed entusiasmante, che, almeno all’ inizio, la fa sentire pienamente felice: dopo un po’, però, la ragazza comincia a provare delle forti delusioni da parte delle persone che frequentano quegli ambienti, e che lei reputava suoi amici, come, per esempio, il fatto di aver sentito due suoi conoscenti parlare molto male di lei, o come il tentativo da parte di uno dei due suddetti, poco dopo, di baciarla in pieno bosco.

Màrija Aleksandrovna si accorge quindi, a sue spese, che quella provata nel lusso e nei divertimenti non era la vera felicità della vita, e torna distrutta dal marito, il quale, però, non riesce più ad amarla dello stesso amore ingenuo ed appassionato di prima: la rimprovera, anzi, inizialmente dicendole “a noi tutti, specialmente a voi, donne, occorre vivercele in prima persona tutte le vanità della vita, a questo scopo, per ritornare infine alla vita medesima: dato che prestar fede agli altri non si può”; ma poi, dopo qualche tempo, riesce a superare la delusione provata, a perdonarla e ad amarla di nuovo, traendo la forza del suo amore attraverso il loro figlioletto da poco nato.

Qual è il messaggio del libro, ci chiediamo in conclusione? Certamente non crediamo sia un elogio dell’anacoretismo o dell’eremitaggio, anche perché non è certo alla portata di tutti acquistare una casa in campagna: ma, bensì, crediamo sia un sommesso invito a godere dei piccoli piaceri della vita, e a riceverli con la serenità tipica della vita campestre, tenendo sempre presente che le vere gioie sono quelle che vengono dai propri affetti.

E, probabilmente, quello che descrive Tolstoj è soltanto un percorso, un percorso che dovrebbe seguire l’essere umano buono e onesto, per giungere alla vera felicità, attraverso delle esperienze che bisogna fare, anche quelle mondane e vuote, perché, altrimenti, se ne avrebbe sempre il rimpianto per tutta la vita.

Roberto Volpe

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