Acropolis – Storie sulla rocca, di Antonio Daniele

Schizzi dal Rione Terra che non c’è più.

ACROPOLIS -

Acropolis-storie sulla rocca dello scrittore e operatore culturale Antonio Daniele è un libro che cerca di riportare alla luce le storie dimenticate del centro cittadino puteolano, quel Rione Terra fino a poco tempo fa troppo colpevolmente abbandonato, addirittura per quasi mezzo secolo, dall’ amministrazione della città che già fu di Sofia Loren.

Pur nella loro brevità e nel loro esiguo numero, infatti, questi racconti riescono a cogliere e mettere in mostra efficacemente alcune storie davvero esemplari e tipiche degli abitanti della rocca puteolana degli anni Cinquanta: tra questi abitanti, tra l’ altro, possiamo trovare l’autore stesso che, de visu, ha potuto essere testimone e attento spettatore delle storie che poi, parecchi anni dopo, ha messo per noi su carta. L’ha fatto per non farci dimenticare le “nostre radici antiche” e per cercare di sanare, almeno in parte, la ferita che si è aperta tra i puteolani il famoso due Marzo millenovecentosettanta, giorno dello sgombero del Rione – che solo negli ultimissimi tempi si sta rimarginando, con la riapertura seppur parziale della zona al pubblico.

Le anime di Giovanni Verga e di Fëdor Dostoevskij si sentono aleggiare qui e là nelle pagine di Daniele, in quanto lo scrittore è davvero molto attento alle storie dell’umile gente che abitava quella contrada: gente povera, certo, ma che, come dice lo stesso scrittore in un suo racconto, era “pienissima di dignità”; una qualità che, a nostro avviso, si è proprio molto persa nelle ultime generazioni puteolane.

Tra i racconti della raccolta, spiccano per qualità Il Miracolo”, storia di come un’ epidemia di morbillo avesse funestato i puteolani, finché i capi religiosi non ebbero deciso di indire una processione per chiedere una grazia ai santi protettori di Pozzuoli; “La venditrice di castagne”, storia di una donna che svolgeva il mestiere del titolo, e che, nonostante la sua estrema povertà, una volta decise addirittura di regalare all’ autore-bambino qualche sua castagna; “Il commiato”, storia di come l’ autore-bambino fu una volta, con suo sommo orgoglio, nominato “miglior lavoratore di pomodori” da suo padre, alla fine delle operazioni di pulitura e spremitura dei pomodori, in vista della preparazione di conserve per la sua famiglia.

Lo stile di Daniele è asciutto, preciso, e non concede nulla o quasi all’ introspezione psicologica dei personaggi, né tantomeno alle sue considerazioni personali, poiché egli si eclissa quasi dalla scena, per dare spazio alle voci e ai suoni delle viuzze del suggestivo centro storico puteolano.

Qualche errore di sintassi (probabilmente originato da una revisione frettolosa degli addetti ai lavori) penalizza purtroppo ogni tanto la lettura di questo libro, che per il resto è molto scorrevole e leggero nella maggior parte delle sue pagine.

In conclusione, un libro che consigliamo a tutti, abitanti di Pozzuoli e non, e a tutte le loro fasce d’età: infatti per gli anziani crediamo che sarà un piacere rituffarsi così delicatamente e guidati dall’ autore nelle storie della loro giovinezza, mentre per i più giovani sarà un piacere altrettanto grande riappropriarsi, seppur metaforicamente, di un pezzo di passato che, da puteolani di nascita o di adozione, appartiene comunque loro, per il diritto dato dalla tradizione cittadina.

Roberto Volpe

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