Incontri di Archeologia XIX edizione – 2013/2014

Appuntamenti al Museo per vivere l’archeologia.

Incontri di archeologia XIX edizione

Quest’anno è stata la volta della XIX edizione di “Incontri di Archeologia” presso il Museo Archeologico di Napoli, una iniziativa promossa dal Servizio Educativo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Anche questa edizione ha avuto un gran successo di pubblico, così come riferito dal responsabile del Servizio Educativo Marco de Gemmis,che ci ha tenuto a sottolineare come manifestazioni di questa portata sono state possibili grazie allo sforzo collettivo e all’azione volontaria di tutti coloro che hanno a cuore la cultura.

L’8 maggio 2014 si è svolto l’incontro dal titolo “Lo sguardo della Gorgone sui vasi greci” con Ludi Chazalon in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia dell’Università di Nantes. Chazalon ha dedicato i suoi studi alla collezione di ceramica attica del Museo Archeologico e ci ha permesso di scoprire alcuni segreti. La studiosa fa notare come prima del VII secolo i pittori dell’antica Grecia non si servivano di immagini ma solo di motivi geometrici per decorare i vasi. In questo periodo si rappresentava spesso Omero anche se la rappresentazione non aveva nulla di narrativo o mitologico.

Enea ferito e soccorso da un medico- Affresco da Pomepi.

Dal VII secolo invece le cose cambiano: viene messa in risalto un’iconografia figurativa che subisce l’influenza dell’Oriente ed ecco comparire l’immagine della Gorgone, soggetto mitologico inserito in una narrazione. Essere pericoloso e terrificante, capace di pietrificare con il suo sguardo, la Gorgone, a metà strada tra l’animalesco e l’umano, è un’entità che fa parlare di sé attraverso i secoli generando grande suggestione. Nell’osservare alcuni esempi di Gorgoni, come quelli rappresentati alla base delle coppe di vino esposte nel museo, è possibile notare come tale soggetto compare sempre frontalmente con alcune caratteristiche ben precise: occhi grandi, bocca aperta con zanne di cinghiale, orecchie larghe e capelli simili ad una criniera. Nello spettatore crea sia sensazione di panico, in quanto si mostra minacciosa e mostruosa, sia di riso poiché mostra qualcosa di grottesco.

Ci è stato possibile ammirare alcuni vasi come l’Anfora protoattica di Polifemo, datata circa 670-680 a.C.. Sul corpo del vaso ci sono le tre sorelle Gorgoni (Medusa, Steno e Euriale, nate dall’unione tra Forco e Ketos), mentre Perseo fugge dopo aver ucciso Medusa, protetto dalla dea Athena che si pone tra lui e le Gorgoni quasi come fosse uno scudo. La Gorgone Medusa possiede una testa dotata di leoni e serpenti, decorazioni tipiche dei calderoni. Sul collo del vaso troviamo invece Polifemo accecato da Odisseo.

Della fine del VII secolo (610 a.C.) è l’Anfora della Gorgone del pittore di Nessas. Sul collo compare il mito di Ercole contro il centauro mentre sul corpo si vede la Gorgone rappresentata con tanto di ali insieme alla sorelle durante una corsa disperata. Perseo questa volta è assente, e questo perché, grazie alla nostra conoscenza del mito, sappiamo bene chi è ad uccidere Medusa e a darsi alla fuga anche senza che questo venga rappresentato. Ecco allora che il pittore decide di ometterlo.

testa Gorgone

In altri casi la Gorgone viene rappresentata sullo scudo degli eroi combattenti per incutere terrore negli stessi. È questo il caso della rappresentazione di Achille e Aiace che giocano a carte fatta dal pittore Exekias nel 530 circa. A vincere sarà Achille sia durante la partita che sul campo di battaglia. Dietro Achille compare lo scudo con la rappresentazione del Satiro; dietro Aiace lo scudo con la Gorgone.

La Gorgone è un simbolo protettore, capace di tenere alla larga il nemico facendolo tentennare alla vista del suo volto mostruoso. Possiamo però incontrare il suo sguardo perché, come nel tradimento di Renè Magritte generato in “Ceci n’est pas une pipe”, si tratta solo di una semplice immagine e non di una vera presenza al nostro cospetto.

 

Altro incontro è stato quello in data 22 maggio 2014, dal titolo “Gli strumenti chirurgici nell’antica Roma” curato da Gennaro Rispoli, presidente dell’Associazione il Faro d’Ippocrate, Museo delle Arti Sanitarie, sito nel cortile dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli in Via Maria Longo 50. Rispoli ci ha tenuto a sottolineare che il livello della civiltà di un paese si comprende proprio dalla salute dello stesso.OLYMPUS DIGITAL CAMERATutti gli strumenti chirurgici romani giunti sino a noi (circa 200 pezzi), attestano questo interesse per le arti sanitarie. Egli ci ha mostrato diversi strumenti chirurgici come la fornice, l’ago, la spatola, tutti temprati secondo sistemi etruschi per essere resi più resistenti ed efficaci durante l’utilizzo. Gli strumenti chirurgici avevano le seguenti caratteristiche: decorazioni sul manico per garantire una presa sicura, e una chiusura a pressione così da permettere al medico di allontanarsi. Analizzando gli strumenti medici dell’’800 si è potuto inoltre notare come non differiscano affatto da quelli d’epoca romana, e anzi prendano spunto da questi per funzionalità ed eleganza.

 

Tra coloro che hanno contribuito a dare le prime nozioni di medicina ricordiamo Ippocrate, al quale dobbiamo la nascita della teoria degli umori, secondo la quale gli umori sono: sangue, bile gialla e bile nera e flegma. Questi se sono in equilibrio tra loro garantiscono buona salute, mentre in caso contrario determinano la malattia.

Vicino alle teorie di Ippocrate era Celso, che scrisse il primo trattato di medicina in latino, il De Medicina”, dando informazioni su dietetica, farmacologia e chirurgia.

Galeno, medico in Roma ai tempi di Marco Aurelio, si mostrò vicino sia alla tradizione di Ippocrate che a quella più antica. Fu tra i primi medici a praticare la vivisezione anatomica.

Ed infine Salvatore De Renzi, medico instancabile che praticò con gran passione e forza d’animo il suo lavoro distinguendosi in Napoli sin dai tempi universitari. Uomo dalle molte onorificenze , De Renzi scrisse l’opera Storia della Medicina Italianain 5 volumi, in cui tratta dell’evoluzione della medicina in Italia a partire dagli etruschi sino al XVIII secolo.

Gennaro Rispoli ha inoltre citato due Case del chirurgo: quella di Pompei e quella di Rimini. Un graffito rinvenuto nella Domus di Rimini ha permesso di risalire al nome di Eutiches, medico presso quella struttura, lodato da un suo paziente come homo bonus in una epigrafe.

Per partecipare ai prossimi eventi in programma organizzati presso il Museo Archeologico di Napoli “Il cinema racconta la storia?” V edizione e “Safari fotografico” per i più piccoli, basta contattare il numero 0814422149.

Germana Volpe

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