Hashtag e nuovi modi di comunicare.

Marino Niola alla Feltrinelli.

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Il 6 maggio 2014 presso la Feltrinelli di Napoli in Piazza dei Martiri è stato presentato “Hashtag. Cronache da un paese connesso”, il nuovo libro di Marino Niola edito da Bompiani. Insieme all’autore gli ospiti presenti in sala erano Federico Taddia di Rai Educational, Alessandro Barbaro, direttore de “Il Mattino” e Licia Granello de “La Repubblica”, grazie ai quali si è potuto meglio comprendere attraverso riflessioni e domande poste all’autore il senso del suo nuovo lavoro.

Marino Niola è antropologo della contemporaneità presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il suo interesse per il contemporaneo lo spinge ad indagare nel profondo il nuovo tipo di comunicazione multimediale, portando avanti una sorta di autopsia sociale che mostra come con internet siano cambiate le nostre esistenze e il nostro modo di comunicare. Grande merito va ai social network come Facebook e Twitter, poiché queste piattaforme sociali sono state in grado di mettere insieme, di unire facendo incontrare da vicino, di creare nuove comunità accomunate da analoghe passioni; tutto questo partendo da un semplice click. Gli hasthtag, parole chiave precedute dal cancelletto #, aprono mondi dalle mille sfumature e ritornano più volte nello sfogliare il libro di Niola, confermando come i significati siano molteplici e dal contenuto sempre differente come lo è la realtà che ci circonda. Il libro infatti può essere sfogliato seguendo un percorso che il lettore stesso potrà crearsi andando a cercare le parole chiave che più lo incuriosiscono.

In sala però si avverte tra il pubblico una certa nostalgia: molti si sentono figli di una formazione classica che non li lascia con disinvoltura approcciare ai nuovi mezzi di comunicazione, ed è proprio questo guardarsi indietro, questo pensare al passato con un velo di tristezza che non permette agli stessi di abbandonare carta e penna per annotare i loro pensieri.

La diffidenza probabilmente nasce perché il nostro paese è stato investito molto più tardi rispetto all’America da questo processo culturale, e da quando c’è stato questo sviluppo abbiamo fatto indigestione dello stesso. Alcuni vivono come un tradimento l’abbandono della pagina scritta. È importante capire invece che i valori nati nell’Occidente devono essere tradotti entro il nuovo linguaggio della rete così da metabolizzarlo una buona volta e per tutte. Anche perché, con l’avvento della tecnologia, si è venuta a creare una vera e propria inversione di tendenza, capace di mettere in crisi il concetto di autorità: sono i grandi che devono seguire i più giovani per stare al passo coi tempi; prima invece erano i più anziani ad insegnare ai giovani. Ecco perché si può parlare di orizzontalità nell’ambito delle nuove tecnologie.

 

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Per Niola è quindi sbagliato non aprire le porte alla tecnologia e partire prevenuti verso la stessa. Ci si deve sforzare di pensare in digitale, di attuare il passaggio dall’universo del “cogito ergo sum” a quello del “cogito ergo digito” o “ergo sim”, con riferimento alla corposa memoria delocalizzata di cui si dispone una volta aperte le porte al digitale, perché questa apertura può giovare tantissimo. Basti pensare a cosa si può fare con il semplice utilizzo di una pennetta usb o di una memoria esterna collegata al nostro portatile: cambia la memoria e con essa anche la persona, che diventa soggetto ma anche oggetto d’indagine. L’autore ha scelto quindi di immergersi in questo mare solcando le acque del web, oceano liquido in cui lasciarsi trasportare seguendo il flusso delle parole determinato dagli hashtag. Non ci resta quindi che immergerci a nostra volta in questo mare ed augurare a tutti buona lettura.

Germana Volpe

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