BAIA, nei CAMPI FLEGREI

In volo alla scoperta delle antiche meraviglie di Baia, immaginando il silenzio, la natura incantata e le fastose opere dell’architettura romana.

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Secondo gli eruditi del III sec. a. C., Baia traeva il suo nome da Baios, un compagno di Ulisse che sarebbe stato sepolto lungo il litorale. Scoperta dall’aristocrazia romana nel I sec. a. C., Baia divenne presto un centro alla moda ricoperto di splendide ville frequentate dai maggiorenti del Senato e, più tardi, da alcuni degli stessi Imperatori. Celebrata, idolatrata, rimpianta ed esecrata dagli scrittori di epoca classica, Baia suscitò opposte passioni in quanti la conobbero: per Orazio sorgeva sul golfo più bello del mondo e per Marziale mille versi non sarebbero bastati per decantarne le attrattive; Seneca scrisse invece che là si erano dati convegno tutti i vizi degli uomini, e perfino i primi Padri della Chiesa si trovarono concordi nello stigmatizzarla come un luogo di lusso e di lussuria.
Più forti di ogni remora e censura si rivelarono però le lusinghe profuse generosamente dalla natura e dall’arte lungo l’emiciclo della chiostra collinare e sul sottostante arenile: gli odorosi boschetti di mirto, le acque termali ed i vapori salutari richiamavano ogni anno sempre nuove folle di frequentatori, ed i personaggi più in vista rivaleggiarono nell’innalzare edifici così vasti e sontuosi che, in epoca augustea, il geografo Strabone poté dire che là era sorta una vera e propria città. Ma Baia ebbe della città la sola consistenza urbanistica poiché, dal punto di vista giuridico, dipese sempre dalla vicina Cuma.
Le ville sorte sul curvo arco collinare ebbero in comune la dispendiosità e il tipico impianto scalettato che digradava verso il mare. Nuovi spazi edificabili vennero ricavati addirittura fra le onde, operando notevoli colmate cementizie da difendere poi con ulteriori gettate, scogliere e moli; questi ultimi, ai quali attraccavano le variopinte imbarcazioni dei patrizi, furono certamente molti, forse troppi, tanto da indurre Orazio ad affermare ironicamente che in quel golfo, ormai, non c’era più spazio neanche per i pesci.
Le ultime notizie sulla spensierata vita mondana di Baia sono dovute alla penna di Cassiodoro e risalgono al 530 d.C. ; poi subentra un lungo periodo di oscurità, iniziano l’abbandono e le distruzioni, e nei secoli del primo medioevo il bradisismo ingoia larga parte dell’antico litorale.
Trascorreranno più di 1000 anni prima che la ricerca archeologica cominci a restituire l’immagine delle terme e delle splendide ville sepolte dal mare.

BAIA SOMMERSA

In seguito al fenomeno bradisismico anche una parte di Baia sprofondò sotto il livello del mare, e solo nell’ultimo decennio le indagini subacquee hanno restituito un’idea precisa dell’antico assetto dei luoghi.

Esisteva un lago costiero circondato da sontuose ville private e messo in comunicazione col mare per mezzo di un canale lungo oltre 200 metri e largo 33, e nei pressi di Punta dell’Epitaffio sono stati localizzati i ruderi del palazzo dell’imperatore Claudio.

Esattamente sotto la punta del promontorio è stato scavato il vasto ninfeo (metri 9 x 18 ) a pianta rettangolare absidata che ha restituito le statue marmoree di Ulisse e di un compagno con l’otre, oltre a due altre di Dioniso e a quelle di Ottavia Claudia e di Antonia Minore, più altri frammenti tutti attualmente conservati, similmente alle prime nel castello aragonese di Baia.

Ad est del Ninfeo di Claudio si estende un’area termale accanto alla quale si stagliano i ruderi di un altro ninfeo caratterizzato dall’elaboratissima planimetria emi decagonale tri absidata, preceduta da un prospetto tetrastilo con colonne di marmo nero. Tale complesso, occupante una superficie di metri 62×27, risale agli ultimi decenni del I sec. d. C. ed evidenzia i segni di ristrutturazioni protratte sino agli inizi del IV sec. d. C.

Più a largo, a circa 130 metri a sud est di Punta dell’Epitaffio, si trova un’enorme edificio appartenuto alla celebre famiglia dei Pisoni. La parte nota della struttura, rilevata solo parzialmente, misura metri 181×112 e si pone sull’asse NE-SW.

Iniziata nel I.sec.d.C. , la Villa dei Pisoni fu radicalmente ristrutturata in epoca adrianea (117-138 d.C.), quando ormai faceva parte delle proprietà imperiali.

Le sue strutture si articolano ai lati di un vasto giardino centrale circondato da architetture sempre diversificate. Un idea dell’originaria ricchezza compositiva può essere fornita dalla facciata prospiciente Punta dell’Epitaffio. Animata da ben 15 grandi nicchie curvilinee inquadrate da semicolonne corinzie impostate su un podio, essa presentava un’edicola plasticamente rilevata in ciascuna cavità e si elevava per almeno due livelli.

TEMPIO DI VENERE

Si trova all’interno del parco archeologico e si innalza nei pressi della banchina del porto. Un tempo era collegato alle retrostanti strutture più a monte, ma ne è separato dalla viabilità moderna.

Interrato per diversi metri ed erroneamente identificato con un tempio consacrato a Venere, l’edificio era invece l’emergenza centrale di un non vasto ma raffinatissimo complesso termale di epoca adrianea. Realizzato in opera laterizia nella parte inferiore e in opera mista di reticolato e laterizio in quella superiore, il monumento è ottagonale all’esterno e circolare all’interno (con il diametro di metri 26,30) che risulta animato da quattro nicchie semicircolari.

Al di sopra dell’alto tamburo finestrato si impiantava la più grande volta ad ombrello realizzata nel mondo romano, attualmente crollata e documentata da scarsi resti. All’esterno, sotto i finestroni, correva un ballatoio retto da mensole in travertino. L’ingresso principale, a pianta tripartita, si apriva verso il mare.

TEMPIO DI DIANA

La più grande delle cupole baiane è isolata dal Parco Archeologico e sorge nell’area attualmente occupata da un podere, proprio dinanzi alla stazione ferroviaria della Cumana. Ancora parzialmente interrata, in passato è stata identificata con un tempio, ma in realtà è il resto più cospicuo dei notevoli interventi edilizi che le fonti ricordano per l’epoca severiana, allorché l’imperatore Alessandro Severo (222-235 d.C.) costruì a Baia un sontuoso palazzo con stagno per sua madre Giulia Mamea. Inconsueta è l’architettura del monumento: la grande cupola oggi dimidiata evidenzia, sul tamburo finestrato, una sezione ogivale estranea ai canoni della tradizione romana. Il monumento, realizzato in opera mista regolarmente formata dall’alternanza di due filari di sottili laterizi rosso scuro con uno di lunghi tufelli, è a pianta ottagonale all’esterno e circolare all’interno (dal diametro di metri 29,50) con l’ingresso aperto sul lato meridionale.

VILLA DELL’AMBULATIO

Ѐ una grandiosa villa a terrazze risalente al I sec. a.C., larga 106 metri ed arricchita da quella che fu una passeggiata coperta (ambulatio) divisa in due navate da una successione di archi già rivestiti in stucco. A metà della passeggiata, scenograficamente aperto verso il mare, vi è un vasto triclinio con colonne, forse cornici domizianee e nicchie per statue. Sulle sei terrazze della villa si disposero cisterne, ninfei, locali di soggiorno e coloristici giardini pensili. Sulla seconda e sulla terza terrazza al di sotto dell’ambulatio sorsero in epoca più tarda degli ambienti modulari, veri e propri hospitalia che si collegano a uno sfruttamento termale intensivo. La villa, in altre parole, fu trasformata in un albergo e nei nuovi locali si aggiunsero vasche por bagni.

COMPLESSO DELLA SOSANDRA

Trae il suo nome da una statua di Afrodite Sosandra ( “protettrice di uomini” ) rinvenutavi nel 1956, ed è delimitato sui lati lunghi da due ripide rampe di scale che scendono dalla sommità collinare verso il mare. Il nucleo edilizio si articola su tre terrazze principali ed ha una pianta rettangolare di metri 100 x 50. Simile ad una villa, il monumento rispose però a una funzione diversa: le numerose piccole celle abitative esistenti già nella prima fase del I sec. d.C. si spiegano se si ipotizza la presenza di un’associazione, e i porticati esistenti soprattutto a livello inferiore ospitarono in seguito altre celle modulari che attestavano un incremento dei frequentatori. Secondo un’ipotesi recente, basata su un brano di Dione Cassio, qui avrebbero trascorso il loro tempo libero gli ufficiali della flotta di Miseno, in un fastoso complesso dovuto alla munificenza di Nerone.

TEMPIO DI MERCURIO

La grande sala circolare (diametro metri 21,46) chiamata “Tempio di Mercurio” era il frigidarium delle terme giulio-claudie (prima metà del I sec. d.C.) poste al di sotto delle terrazze della villa dell’ambulatio. La rotonda è oggi invasa dall’acqua della falda freatica sicché non è più visibile l’antica vasca che si trova alcuni metri più in basso. Scomparso è anche il rivestimento marmoreo, del quale restano solo i fori dei perni di sostegno. L’importanza di questo monumento risiede, oltre che nella sua antichità, soprattutto nel carattere sperimentale della copertura cupolata. Essa è la prima grande cupola costruita dai Romani e prende luce da alcuni finestroni e da un ampio occhio aperto alla sommità. In epoca severiana si aggiunsero a Sud altre sale in opera laterizia. La maggiore si affianca alla rotonda, è a pianta rettangolare con abside finale e rincassi sui lati ed ha una volta a botte con un lucernario quadrangolare mediano. Seguono poi una sala minore, anch’essa rettangolare e coperta a volta, ed una sala ottagona disposta in modo da ottenere il massimo dell’insolazione verso Sud. L’ultimo ambiente arretrato rispetto alla sala ottagona è a pianta quadrata ed aveva una volta a vela impostata su quattro arconi di fattura assai sciatta.

TERME DEL PALAZZO ADRIANEO

All’interno degli Scavi di Baia, nell’area retrostante la mole del Tempio di Venere, si innalzano i resti di un nucleo edilizio sorto agli inizi dell’età imperiale e fortemente rimaneggiato in età adrianea.

Al centro era una vasta area scoperta, identificata dai vari studiosi ora come un giardino ora come un vasto bacino poco profondo nel quale si specchiavano le architetture circostanti. In epoca adrianea la testata settentrionale di quest’area mediana fu arricchita da un’ esedra con pavimento in marmi policromi e due colonne in marmo rosato. Sul lato a monte si riconoscono verso Nord alcuni vani termali (poi trasformati in cisterne) con le volte ancora impreziosite da pregevoli stucchi di età augustea; verso Sud si colloca invece un enigmatico complesso aggiunto in epoca adrianea (variamente interpretato come monumentale ninfeo o come raffinata sala termale riscaldata), incentrato su una vasta aula rettangolare absidata coperta da una semicupola e fiancheggiata da ambienti a pianta cruciforme che ebbero coperture a crociera. Sul lato orientale, in prossimità dell’ingresso, vi sono le tracce di altri ambienti, tra i quali si segnalano una sala dal pavimento in mosaico (con motivi figurati eseguiti in tessere bianche e nere) e un piccolo peristilio interno con al centro un bacino di fontana.

 

Gennaro Di Fraia – Dal libro “OLTRE IL MITO, nove giorni nei Campi Flegrei”, 22/30 aprile 1995

Foto: dal video “Volare sui Campi Flegrei” di LUX in FABULA

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