L’Altro Itinerario

a cura di Nicola Magliulo.

ImmagineDa patrimonio mummificato a luoghi di promozione culturale. Esempi di nuova relazione con le specificità naturali, storiche, artistiche.

  1. Il fuoco e l’immaginario. Le Apocalissi flegree.

Il quotidiano Repubblica ha pubblicato mesi fa questa notizia: “… Secondo una nuova teoria, discussa in un convegno del British Museum di Londra, l’estinzione della specie precedente a quella dell’homo sapiens venne causata da una gigantesca eruzione del vulcano nei Campi Flegrei. Secondo l’ipotesi emersa nel programma di ricerca Reset, il fenomeno naturale è avvenuto circa 39 mila anni fa e sarebbe stato molto più devastante di quanto si pensava sino ad oggi. Il vulcano avrebbe liberato nell’atmosfera enormi quantità di cenere, che avrebbero contribuito a non far arrivare i raggi del sole, abbassando drasticamente le temperature. L’eruzione, poi, è stata di dimensioni oggi impensabili: ha coperto vaste zone dell’Europa, del Nord Africa e dell’Asia. Non sarebbe un caso che, secondo le nuove stime degli scienziati, proprio 39 mila anni fa, nello stesso periodo dell’eruzione, i Neanderthal si estinsero, probabilmente soffocati dalla nube tossica o morti a causa dell’improvviso freddo…”. Questa la notizia. Non ha nulla da suggerirci, oltre che per la nostra condizione umana, anche come cittadini flegrei? Circa trent’anni fa avanzammo idee e proposte che restarono del tutto inascoltate relativamente all’esigenza di costruire una fruizione attiva dei luoghi della città e un diverso turismo culturale che non fosse inteso in modo statico e tradizionale. Ora su questa notizia l’idea che immaginiamo potrebbe nascere sarebbe quella di farci su, nella migliore delle ipotesi, un convegno di vulcanologi, mentre invece occorrerebbe pensare e organizzare una molteplicità di iniziative culturali, singoli eventi spettacolari (chiamando registi come Beppe Gaudino autore di un film sulla nostra terra bello e capace di mostrarne appunto tra l’altro le tracce ‘apocalittiche’), insieme a programmazioni permanenti. Ci vogliono idee che leghino simbolicamente i luoghi, che offrano un itinerario attraente perché ragionato; se ne potrebbe costruire uno intitolato appunto alle apocalissi di ieri, oggi e domani in cui, ad esempio, la visita alla Solfatara non sia slegata dalle profezie della Sibilla (nella rubrica Campi flegrei: memoria e novitas che è in questo sito, pubblicammo il diario della visita flegrea di Mary Shelley che divenne l’ introduzione al suo ultimo ‘apocalittico’ romanzo: L’ultimo uomo). Ciascuno dei luoghi naturali e monumentali flegrei potrebbero diventare la sede che ospita il filo di un racconto che inviti a riflettere e conoscere la precarietà della nostra condizione e che concerne inseparabilmente Natura e Storia. L’apocalisse, la cui etimologia rimanda al disvelamento di una verità nascosta e profonda, è tra l’altro ridiventato un tema ‘attuale’ e non più relegato in uno stravagante immaginario mitologico-religioso. Lo è in filmetti che ne sfruttano l’impatto spettacolare ed emotivo alimentando paure irrazionali e infondate; ma lo è anche nella cultura alta e seria, come mostra tra l’altro il successo del libro di Cacciari Il potere che frena. La nostra vita appare sempre più come sospesa nell’attesa di esplosioni e catastrofi: naturali, (le nostre sismiche, o dovute ad uragani negli States); sociali (l’attesa di un’esplosione di protesta contro il diffondersi di miseria e disuguaglianza); ecologiche (gli sconvolgimenti verso cui procediamo, di cui si vedono tracce consistenti nei mutamenti climatici, dovuti all’inquinamento del pianeta); psicologiche e relazionali (l’attesa e/o l’accadere di relazioni intime e affettivamente significative che esplodono). Certo, non si può e deve vivere nella già stressante quotidianità pensando a queste possibili esplosioni; ma non si dovrebbe vivere neanche ignorandole come se non potessero mai accadere e rinunciando a costruire scelte e progetti che provino a prevenirle con la compostezza civile e fattiva ad esempio degli americani quando arriva un tornado. Era, ancora più profondamente, il senso della tragedia antica: sapere che possono accadere eventi imprevisti che ci sconvolgono l’esistenza e attrezzarsi ad affrontarli e sopportarli per quanto possibile. Senso ripreso in altro modo da chi ha vissuto e meditato tutto questo con gli occhi puntati sul Vesuvio, come il nostro Leopardi che ne aveva tratto una lezione sulla fragilità umana e la necessità di costruire una social catena tra gli umani; o Nietzsche che aveva immaginato che gli umani dovessero misurare la grandezza e la qualità delle loro vite nell’accogliere la sfida: “Perché – credete a me – il segreto per raccogliere dall’esistenza la fecondità più grande e il diletto più grande, si esprime così: vivere pericolosamente! Costruite le vostre città sul Vesuvio, spedite le vostre navi su mari inesplorati! “ (Gaia scienza, aforisma 283)

Altre proposte

2. Il divertimento della crudeltà: l’antico nesso tra festa e violenza da Agostino a Nieztsche

(Dagli anfiteatri romani a circhi, carnevale, corrida, stadi)

 

3. L’altra Sibilla: nuove interpretazioni dell’antica profetessa.

La Sibilla, donna veggente ed errante proveniente da Oriente, appare già tradita e addomesticata all’interno dell’orizzonte religioso prima greco, poi romano, quindi cristiano. La sua figura rimanda alla lotta tra una civiltà e cultura matriarcale ed una patriarcale e ad originarie modalità di espressione attraverso il suono della voce e il segno-geroglifico scritto sulle foglie, prima della distinzione tra parola orale e scritta.

La Sibilla e Mary Shelley (1797-1851), l’autrice del celebre romanzo Frankestein o il Prometeo moderno(1818). Dopo di esso, il suo romanzo più noto, L’ultimo uomo (1826) narra della fine dell’umanità sterminata da una epidemia di peste che lascia in vita un solo individuo. Ma ciò che attira in particolare la nostra attenzione è il fatto che la prefazione de L’ultimo uomo, che pubblichiamo integralmente nella nostra rubrica, narra di una visita realmente avvenuta della Shelley a Baia, e dell’affascinante resoconto del ritrovamento di tracce di quelli che la scrittrice immagina essere vaticinii della Sibilla cumana. A partire da  questa prefazione si dipana poi l’intero romanzo.

(Pseudo antro della sibilla all’Averno e a Cuma)

 

4.O Vazia, solo tu sai vivere! La tranquillità dell’animo e il distacco dalla politica in Seneca

(Villa Vazia, Torregaveta)

 

5. Dioniso e la pantera profumata. Eros, culti, musica e terapie dai greci alla…tarantella.

La diffusione dei culti dionisiaci nei Campi flegrei.

(Statua di Dioniso e la pantera ai suoi piedi nel Castello di Baia)

 

6. Piacere e dolore. Quando a Cuma si discuteva intorno alla gioia e al dolore, all’utilità e all’amicizia.

Il De finibus bonorum et malorum di Cicerone.

(Villa di Cicerone a Cuma, Parco archelogico).

 

7. Campi lugentes. Tra Didone e Ottavia. Amore e morte

Itinerari della morte: concezioni e sepolture differenti. Dalla morte pagana alla morte cristiana

(Averno, V° libro Eneide, Castello di Baia, necropoli pagane e sepolture cristiane nelle chiese)

 

8. La grande politica. I modelli di Roma antica

L’Impero romano e l’inclusione degli altri popoli, civiltà, religioni, con la sola parziale eccezione del cristianesimo.

Martiri di ieri e di oggi: Artema, Procolo, Sossio, Gennaro e gli altri, oltre l’agiografia. I martiri contemporanei.

Il De Repubblica di Cicerone scritto nei Campi flegrei.

Il banchiere Cluvius puteolanus: tra clientelismo antico e moderno.

Si vis pacem para bellum: guerra e pace. Politica estera a partire dal Trattato di Miseno del 39 a.c. in cui i triumviri riconoscono la posizione e il controllo sulle isole di Sesto Pompeo e consolidano la pace.

 

9. Non solo caccia: la grande politica al tempo dei Borboni

( re e zar ospitati nella Casina vanvitelliana del Fusaro)

 

10. Alle origini del cristianesimo: aut Gesù aut Paolo?

Il Paolo di Lutero e quello cattolico.

Il San Paolo di Pasolini: riflessioni su una sceneggiatura di un film mai girato.

(Duomo e chiese puteolane)

 

11. Artemisia e gli altri: il ciclo pittorico del Duomo.

Il mare, le barche, la marina nella pittura di Buono.

 

12. L’orologio di Linneo: i fiori e la luce.

Dare un doppio nome alle piante: una svolta nella scienza moderna

Cave e piante aromatiche: non solo orti e piante medicinali.

(Azienda agrituristica: Il Ramo d’oro)

 

13. Dallo Stabat mater dolorosa a: ‘Sono nel fiore dell’età e sono uno scheletro’.

Lettere dal manicomio, poesie dal carcere.

Dalla composizione dello Stabat e dalla morte di Pergolesi all’internamento e la reclusione femminile. Da Manicomio giudiziario a Carcere.

 

Advertisements