Il complesso di Carminiello ai Mannesi.

IMG_5240 - CopiaDurante le giornate FAI (primavera 2014), tenutesi il 22 e il 23 marzo, il Fondo Ambiente Italiano ha aperto diversi siti archeologici e culturali solitamente chiusi al pubblico, come quello in Via Carminiello ai Mannesi, quartiere Pendino. Il complesso monumentale di Carminiello ai Mannesi prende il suo nome dai costruttori di carri, falegnami e carpentieri che operavano in questa zona. Il sito fu rinvenuto nel 1943 dopo i bombardamenti che distrussero la Chiesa di Santa Maria del Carmine ai Mannesi, costruita alla fine del XVI sec. su un impianto altomedievale, situata in Via Duomo, all’angolo con Forcella.

Gli scavi svolti nel 1983-84 hanno permesso di ricostruire i vari periodi che hanno caratterizzato il luogo: alla prima fase corrisponde il periodo repubblicano di cui attualmente è visibile la struttura in opus mixtum, costituito da opus latericium e opus reticulatum. Il primo crea un paramento di muro formato da mattoni; il secondo è formato da elementi                 tronco- piramidali disposti obliquamente, la cui facciata quadrangolare è messa in vista. Questo tipo di  opus resiste ai terremoti. Sempre a questo periodo risale il pavimento a mosaico con tessere bianche e nere che successivamente venne inglobato in un edificio  fondato in età imperiale.

La seconda fase è quella imperiale di fine I sec. d. C., che vide la creazione di un edificio articolato su due livelli: al piano inferiore era situata una vasca per uso termale. Il sistema di riscaldamento termale vantava la presenza del calidarium (vasca per i bagni caldi), laconicum (per i bagni a vapore), tepidarium (bagni tiepidi) e frigidarium (per i bagni d’acqua fredda).

La terza fase è quella medio imperiale del II sec. d.C. che vide la nascita del mitreo. Il culto del Dio Mitra è testimoniato da un bassorilievo di cui oggi rimane ben poco (sono visibili solo la coda del toro, le zampe posteriori, il mantello di Mitra). Nel rilievo era visibile una tauroctonia, cioè la rappresentazione del sacrificio del toro ad opera del Dio Mitra. Un serpente ed un cane erano collocati ai piedi di quest’ultimo mentre uno scorpione era legato ai suoi genitali. Sul soffitto un affresco raffigurava il sole, le stelle e i segni dello zodiaco, chiaro riferimento alla costellazione del toro.

Nella quarta fase, databile V sec. d. C., è iniziato un periodo di degrado per il sito poiché i rifiuti urbani sono stati condotti negli ambienti inferiori, adibiti anche a ospitare gli animali per l’allevamento.

Nell’Alto Medioevo si assistette alla nascita della prima chiesa, che utilizzò i muri preesistenti dell’antica abitazione. La chiesa aveva un’area ipogea definita “terra santa” con funzione cimiteriale.

Il sito, che può essere inteso anche come un’oasi verde nel cuore ricco e pulsante di storia che detiene la città, è visitabile solo in occasioni come queste e, qualora si procedesse a pianificare e attuare lavori di restauro, finalmente potrebbe essere restituito ai cittadini di Napoli e ai turisti.

Germana Volpe

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