Ho fatto delle foto

“Ho fatto delle foto.
Ho fotografato invece di parlare.
Ho fotografato per non dimenticare.
Per non smettere di guardare.”
-Daniel Pennac

Ѐ arte la fotografia?
Prendo in prestito le parole del fotografo Edward Weston:”Chi lo sa e chi se ne importa? Mi piace!”
Ed è proprio la risposta che avrei dato io. La fotografia mi piace, mi cattura, mi chiude in una realtà che riesco a vedere solo io.

Non smetterò mai di ringraziarla.

Questa passione iniziata da un po’ di anni è figlia di una paura che mi divorava da tempo: la paura di dimenticare.
Temevo che un giorno, magari da anziana, magari da adulta, non avrei più ricordato i volti delle persone che erano entrate in punta di piedi, leggiadre, nella mia vita. Temevo di non ricordare i colori del cielo che si vede da casa mia, le mani che mi avevano accarezzato e accoltellato, gli occhi che avevo incrociato e che, probabilmente, non avrei più rivisto.

Poi ho iniziato a fare foto perché volevo evadere.
Non mi piaceva l’idea di vivere in una realtà che potessero vedere tutti, volevo un mondo all’altezza dei miei occhi, una realtà che solo io potevo vedere, una realtà che solo io potevo costruire, stravolgere e distruggere.
La fotografia mi ha permesso di fare questo: Incidere su carta una realtà che solo io sono riuscita a catturare, qualcosa di solo mio che in seguito ho deciso di mostrare agli altri. Con la fotografia ho reso indelebili i ricordi delle persone che mi  circondavano.
Con la fotografia faccio regali a me stessa e alle persone che mi circondano: regalo un pezzo di vita, la prova che siamo esistiti.
Sulla lente della mia macchina fotografica  sono riportate le impronte di chi ci è passato davanti, di chi mi ha reso felice e utile, di chi non si ricorderà neanche di aver preso parte ad una mia foto.
Mi sono divertita a raccontare storie, a confezionare bugie, a ritagliare frammenti di quotidianità.
Ora come ora posso dire che nessun libro riesce a raccontare una storia meglio di un album di fotografie.
Essendo nata in un’epoca in cui il digitale è più che diffuso, dove molti fotografi sono diventati chirurghi estetici, e dove la fotografia viene ritoccata in modo spesso evidente, sono  ancora del parere che le foto debbano essere migliorate (se necessario), ma non stravolte.

A Lux in Fabula ho avuto l’opportunità di vedere e fotografare le famose lanterne magiche, di vedere in che modo le immagini venivano sfruttate per raccontare storie, per mostrare alla gente realtà e luoghi che in maniera diversa non avrebbero potuto vedere.
Ho avuto modo di vedere come la luce veniva colorata, resa materia, per poi essere trasmessa su una parete bianca. E in un attimo, il muro freddo e bianco diventava un libro di favole.
Vorrei concludere con una frase tratta dal libro di Goethe “I dolori del giovane Werther”.
Cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l’amore? Ѐ come una lanterna magica senza luce!
Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca…”

Giulia Lucci

Foto di Giulia Lucci

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