“iosonodolore” di Maria Rosaria Selo

Per creare un buon giallo, perché non andare oltre gli schemi classici maggiordomo -parenti serpenti-bande criminali e quant’altro?
iosonodolore

Nel romanzo “iosonodolore” l’autrice, Maria Rosaria Selo, ha deciso di spaziare. E concedere alla sua vicenda una partecipazione straordinaria, raramente presente nelle storie noir: quella del soprannaturale, che interagisce con i personaggi con la massima naturalezza, e imprime una direzione fondamentale alla storia.

Pochi ingredienti, ma efficacissimi per creare un quadro di estrema tensione, fascino e mistero: un bambino che s’impicca disperato, in modo inspiegabile, e trent’anni dopo una sequela di omicidi cruenti e altrettanto inspiegabili. Una serie di messaggi di matrice evidentemente soprannaturale che si riversa su una giovane e ignara psicologa napoletana appena rientrata nella sua città. Un’indagine che piano piano la conduce verso gli scenari di una vicenda torbida, tragica e remota, che si scioglierà anche e soprattutto grazie a lei. Un passato già sepolto che risuscita, la morte che viene a parlare ai vivi, la cupezza di vite soffocate. E poi vecchie foto rivelatrici, appartamenti abbandonati sulla scena del dramma, filastrocche, misteriose coincidenze, quadri che prendono vita e libri antichi che svelano significati insospettati: elementi che strizzano l’occhio ai migliori cliché del gotico senza affatto mascherarlo, insieme a suggestioni che vanno dalla cronaca al feuilleton al film d’azione.

Più che un noir, in apertura si presenta proprio come un “nero”: suicidi, abbandoni, follia e solitudine. Note che percorreranno tutto il romanzo, pur nella vivacità della narrazione. Molto del fascino del libro sta però nello scambio perpetuo tra presente e passato, nella possibilità che ciò che è morto non sia mai veramente morto, e dunque possa tornare ad agire nel mondo. Emerge inoltre una considerazione: il dolore non ha sempre bisogno di una ragione, per essere. Da dove viene il dolore che ha caratterizzato tutta l’esistenza della protagonista? Da un’infanzia fuori dal comune, oppure da un legame occulto con quel bambino morto di dolore proprio il giorno della sua nascita, o da qualcos’altro ancora, semplicemente senza nome, annidato in profondità nel suo intimo?

A questo si oppone poi il dolore provocato, quello che invece conosciamo bene e che non ci stanchiamo mai di continuare a provocare, che non si cancella mai neanche quando sembra dimenticato. Da un fatto purtroppo abbastanza frequente nella cronaca, il romanzo costruisce quasi un’apocalisse del male e della vendetta, e ci permette di penetrare nell’altra faccia della cronaca stessa: quella che non è spettacolo ma vita vera, che scava negli esseri umani e incide sulla loro carne dei solchi irreversibili. Solchi che in questa storia si oggettivano e si rendono tangibili: lo sconvolgente bagno di sangue a cui la città assiste non è altro, infatti, che l’esplosione dei fantasmi di una psiche infantile devastata per sempre dalla violenza, lasciata a convivere con i suoi mostri per trent’anni; e in fondo grida la volontà che i misfatti umani, macchie indelebili dell’umanità, non siano sempre e semplicemente cancellati dall’oblio, e che sia possibile porvi rimedio, in qualche tempo e in qualche modo.

Marina Vagnoni

Maria Rosaria Selo
con presentazione di Nando Vitali
KAIROS Edizioni, 2013
ISBN 978-88-98029-27-3

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