Le 366 fosse di Ferdinando Fuga

Un luogo affascinante, alquanto misterioso, dove vita e morte si incontrano, è il cimitero di Santa Maria del Popolo, ancora oggi in uso. Situato sulla collina di Poggioreale, è comunemente conosciuto come il Cimitero delle 366 fosse. Un’opera di grande interesse architettonico che fu realizzata nel 1762 da Ferdinando Fuga, su richiesta del ministro Bernardo Tanucci.

Ci troviamo nella Napoli del XVIII secolo, sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone. Il numero della popolazione meno abbiente, o addirittura povera, era talmente alto che per offrirgli riparo vennero istituiti l’Ospedale degli Incurabili e l’Albergo dei poveri. Ma le persone che morivano a causa della peste e delle varie epidemie che si susseguivano in quel periodo erano così tante, che le fosse comuni non bastavano più.

Si decise allora di realizzare un cimitero popolare, anche per risolvere il problema delle insopportabili esalazioni che provenivano dalle fosse. Fu individuata un’area ventilata e aperta distante dalle abitazioni, sulla collina.

Fu realizzato uno spiazzo quadrato, chiuso su tre lati da alte mura di cinta, mentre il quarto lato a pianta rettangolare, prevedeva una grande arcata che fungeva da ingresso. In questo spiazzo furono scavate 360 fosse profonde circa 7 metri, disposte su 19 file, ognuna chiusa con pietre tombali numerate. Le restanti 6 fosse furono invece collocate, nello spazio chiuso rettangolare.  Ogni numero corrispondeva al giorno del decesso. Negli anni bisestili, il 29 febbraio faceva capo alla pietra 366.

Questa struttura, molto all’avanguardia per il periodo storico in cui è collocata, risolse per un po’ i problemi del regno, nell’offrire una degna sepoltura alle persone. Si racconta inoltre che, mentre all’inizio le salme venivano deposte nelle fosse manualmente, nel 1875 il cimitero fu dotato di una “macchina funebre”. Infatti, una baronessa inglese, che durante il suo soggiorno a Napoli perse l’adorata figlia a causa del colera, decise di donare al cimitero un argano in ferro dotato di quattro piedi, in grado di sollevare con delicatezza i defunti e adagiarli all’interno della fossa. Il cimitero così strutturato è stato utilizzato fino al 1890. Oggi si pensa che al suo interno ci siano circa 700 mila morti.

E’ interessante vedere che se in passato questo luogo era deputato a raccogliere i resti dei poveri, ora,  il cimitero monumentale è gestito da privati e ospita cappelle di napoletani benestanti che ne permettono il mantenimento.

Anche se per alcuni potrebbe apparire indelicato promuovere questo cimitero come luogo da visitare, credo che sia di fondamentale importanza conoscere la sua antica storia e riconoscerne il valore. Per promuovere un turismo reale basato sulla conoscenza.

Maria Angela D’Oriano

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