Presenze Flegree

Vernissage: quanta eleganza si respira pronunciando questa parola francese che annuncia incontri tra artisti che inaugurano, in anteprima, una loro mostra? Indubbiamente molta, tanto che si evita di tradurla nella nostra lingua madre per non perdere il fascino che si respira anche solo ascoltandola e che rende curioso il più scettico degli scettici.

Non per altro cerco di essere (quasi) sempre in prima linea quando si tratta di “vernissage” e di ritrovarmi in situazioni tanto simpatiche quanto surreali: in fondo l’incontro con artisti, amici di artisti, critici d’arte o semplicemente curiosi ha sempre una certa attrazione per molti [e forse troppa (?) per la sottoscritta].

Anche se appassionata d’arte, molti luoghi in cui questa si manifesta non li conosco… in una città come Napoli poi, dove dovrei essere di casa ormai: ma si sa, molte persone conoscono di più le meraviglie di paesi lontani che quelli che hanno sotto il naso ogni giorno…

L’Associazione LUX in FABULA e i suoi amici mi stanno dando la possibilità di (ri)conoscere i luoghi che pullulano d’arte: è il caso della Galleria “Salvatore Serio” di Napoli, sita a pochi passi da Piazza Carità (precisamente in Via Oberdan 8).

E’ il martedì pomeriggio del 23 ottobre 2012 e, tra una corsa e una rincorsa – a un regalo -, mi rendo conto che l’orologio segna le 18.30 e devo raggiungere questo nuovo luogo da scoprire. La Galleria si presenta piccola e accogliente ma mi dona, non appena vi faccio ingresso, lo sguardo di qualche volto amico: i protagonisti questa sera sono tre pittori nativi dell’area flegrea (non per altro “Presenze Flegree” è il titolo della mostra e visitabile sino al 3 novembre): mi riferisco a Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini e Lucio Statti.

Ho il piacere di fare quattro chiacchiere con tutti e tre gli artisti, per cercare di capire quali affinità potessero avere, oltre che le comuni origini…

Salvatore De Curtis mi racconta delle sue prime tendenze figurative che ha però tralasciato durante gli anni accademici, avvicinandosi sempre di più a sperimentazioni informali/astratte: quest’ultima tendenza lo ha accompagnato sino al 1992, dove ha poi deciso di tornare a ricreare opere artistiche di tipo figurativo. Negli anni ’80, De Curtis si è cimentato nella rappresentazione di volti umani (ritratti), di cui un esemplare è stato esposto all’interno della galleria. La profonda ricerca coloristica e tonale sono alla base delle pitture dell’artista che rappresenta non solo paesaggi flegrei, ma anche tipicamente napoletani. Definirei la sua pittura “velatamente malinconica e volutamente ricercata”.

Anche Roberto Mantellini si avvicina all’arte pittorica attraverso sperimentazioni figurative che si sono andate via via trasformando in tendenze informali/astratte; quest’ultime lo hanno accompagnato sino al 2000, dove le ricerche figurative sono tornare a influenzare enormemente la sua pittura. Si tratta di “astrattismo borderline” – così definito dal critico d’arte Rosario Pinto – dove, nell’opera di Mantellini, è impossibile delineare una netta linea di separazione tra informale e figurativo. La materia pittorica è grumosa e risulta essere l’indiscussa protagonista della sua pittura: il tutto accompagnato da un’alta ricerca coloristica e tonale, che spazia da rappresentazioni paesaggistiche, a pitture morte e ambienti industriali… Ma uno dei personaggi più rappresentati da Mantellini è Pulcinella, che omaggia di volta in volta i prodotti artigianali che sua moglie crea. Arte come catarsi, dunque, è questo lo spirito che l’artista si propone per le sue opere: completa separazione dal mondo che lo circonda, allontanandolo dalle ansie e dagli stress quotidiani che solo il suo studio e la sua ricerca pittorica possono dargli.

Lucio Statti invece, negli ultimi tempi, si sta dedicando alla pratica dell’incisione (seppure qualche sperimentazione con acquatinta e acquaforte risalga a molti anni addietro); egli è sostanzialmente un pittore tanto che il richiamo a quest’arte, sua passione indiscussa, lo sta influenzando anche in quest’altra pratica artistica: le sue incisioni, infatti, richiamano indubbiamente il suo stile pittorico. Tra gli elementi tipici delle opere artistiche di Statti ricordo con piacere il gioco, uno dei suoi principali protagonisti dal 1986 a oggi: in alcune delle incisioni esposte in galleria, la figura del burattino richiama proprio tale citazione. Un altro aspetto importante dell’artista è sicuramente quello della rappresentazione di fabbriche ormai dismesse: per Statti, invero, le industrie risultano essere un “giocattolo” nelle mani dell’uomo il quale, non appena si stanca di utilizzarle, le abbandona al proprio destino, com’è accaduto con l’Italsider di Bagnoli.

Rosalba Volpe

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