Magritte: tra realtà e apparenza

Ossessionato dai nomi e dalle cose, Magritte, uno dei massimi esponenti del surrealismo francese, ha molto giocato con le forme e con le loro definizioni, a tal proposito è nota l’opera “L’uso della parola”, che nel 1929 l’autore presenta accompagnata da una didascalia in cui si nega la sua reale essenza. La didascalia contesta, dunque, il criterio di equivalenza tra somiglianza e affermazione e sostiene che la pipa del quadro è solo la rappresentazione di un oggetto tangibile che non ha nulla del reale oggetto. Pertanto l’oggetto in questione e la sua rappresentazione non hanno neppure le stesse funzioni: hanno proprietà e caratteristiche diverse. Eppure chiunque di noi, guardando una pipa disegnata o dipinta, alla domanda “cos’è?” risponde “è una pipa”. Infatti ognuno ha quotidiana esperienza di questo curioso quanto inavvertibile equivoco dovuto alla convinzione che lega a ogni oggetto un nome. Ma la suggestione che Magritte accuratamente cerca di offrire all’osservatore è ravvisabile anche nelle pratiche pubblicitarie di cui si servono i mass media. L’ammaliamento dei mass media verso la popolazione è svolto soprattutto dalla TV, la quale “bombarda”con informazioni pubblicitarie e modelli, che affascinano e condizionano i giovani e il loro comportamento. Pertanto la gioventù a noi contemporanea è sempre più attratta dalla rappresentazione falsata dell’oggetto piuttosto che dall’oggetto reale. Spesso accade che le adolescenti sono facilmente condizionabili, sottoposte ad un processo di lenta persuasione che le può condurre a situazioni spesso spiacevoli quali l’anoressia. Quindi Magritte, già nel 1929, presentando la sua opera faceva quasi presentire l’avvento di una generazione fortemente condizionata dalla rappresentazione dell’oggetto. In fine, il tentativo dell’artista di scindere le due realtà quali l’oggetto della rappresentazione e la rappresentazione dell’oggetto, sembra fallimentare in quanto spesso i giovani non pongono la loro attenzione sulla finzione televisiva ma accettano inconsciamente ogni suo modello.

 

Imma Scalzo

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