IV SIMPOSIO INTERNAZIONALE D’ARTE DI SCAMPIA, l’arte può cambiare il mondo ?

«L’arte può cambiare il mondo?» Questo si domandava Jeffrey Deitch come questione sulla quale riflettere nel suo progetto per Aperto ‘93 della XLV edizione della Biennale di Venezia e questo è lo stesso quesito che mi sono posta nel momento in cui ho saputo di dover partecipare attivamente al “IV Simposio Internazionale d’Arte Contemporanea di Scampia”, tenutosi dal 30 giugno al 7 luglio 2012. Tale Simposio è stato organizzato dalla cooperativa “Occhi Aperti” con la direzione artistica di Antonella Prota Giurleo ed Enrico Muller. Questa possibilità mi è stata offerta dall’incisore Veronica Longo, da sempre amica dell’Associazione Culturale “LUX in FABULA” di Pozzuoli, dove svolgo da diversi mesi la mia attività di Servizio Civile Nazionale grazie all’Associazione Un’Ala di Riserva.

Probabilmente gli artisti e le artiste che hanno deciso in questi anni di partecipare a questa manifestazione pensano che entrare in contatto direttamente con le persone del luogo e far vivere loro ciò che hanno da “dire” possa in qualche modo aiutarli, condividendo per sette giorni gli spazi di CasArcobaleno e le loro idee con persone di diverse età, operatori/operatrici e altri artisti/artiste. La prerogativa di tale manifestazione è quella di tessere un filo conduttore tra gli artisti e le artiste e la loro arte con le persone che vivono nel quartiere napoletano di Scampia, noto alla collettività quasi esclusivamente per i suoi scenari inquietanti.

Quest’anno coloro che hanno creduto di poter offrire le loro competenze all’interno di questa realtà sono: la pittrice Laurette Wittner dalla Francia, la “filatrice” Christa Wibbelt dalla Germania, il “particolare” musicista Petri Loeus dalla Finlandia, lo scultore Gyori Csaba e la pittrice Gyori Kinga partiti con il loro figlioletto e l’automobile direttamente dalla Romania, l’incisore Veronica Longo e l’artista Antonella Prota Giurleo dall’Italia. Ogni giorno sono stati organizzati laboratori di diverso tipo a CasArcobaleno, come quello di incisione, di musicoterapia, di trucco, di pittura, di sartoria e di biodanza. L’entusiasmo che si legge nei ragazzini e nelle ragazzine che partecipano a queste attività è indescrivibile: si vede che vivono a pieno ogni singolo secondo che passano a contatto con persone che possono loro regalare qualcosa di nuovo. Per non parlare poi del calore “estremo” da cui si è travolti solcando la soglia della porta di CasArcobaleno: tutti sono amici di tutti perché è proprio questa la filosofia di questo luogo.

Ma quelli citati non sono gli unici artisti e artiste che hanno collaborato a questa edizione del Simposio di Scampia altri hanno voluto lasciare una loro traccia donando una loro opera o proponendo un’attività artistica: Anna Colmayer che ha realizzato l’attività “Pastelcerando”; Nadia Magnabosco ha lasciato come sua opera uno dei suoi cassetti colmo di scontrini; Marilde Magni ha spedito un quadro di carta maglia; direttamente dalla Germania Susanne Müller ha inviato un dittico; Rosanna Veronesi ha donato un quadro dal titolo “Maggio” della serie dei dodici mesi; Gretel Fehr ha inviato un quadro il cui tema è la musica; Mavi Ferrando, scultrice e gallerista milanese, ha donato un’opera con sagome curvilinee.

Il primo laboratorio che si è svolto domenica 1 luglio è stato quello di incisione tenuto da Veronica Longo, che quest’anno ha avuto come tema la puntasecca su plexiglass. Si riporta qui di seguito una breve intervista che l’artista ha concesso a “luxinfolio” presso il suo studio.

Rosalba Volpe: Che ha significato per Lei partecipare al Simposio?

Veronica Longo: Innanzitutto la gioia di poter insegnare ai ragazzini e alle ragazzine questa disciplina (l’incisione) che non tutti conoscono. E’ stato bello ritornare a CasArcobaleno e rivedere facce per me già note e abbracciare i bambini e le bambine che sono cresciuti e che mi hanno riconosciuta a distanza di un anno. L’altro aspetto, invece, concerne la novità di ogni edizione: il poter interagire con altri artisti e le artiste di differenti culture e nazionalità, divertendomi io stessa a partecipare ai loro laboratori. Tramite “Lux in Fabula” mi era già capitato in passato di partecipare ad alcuni scambi culturali all’estero o di lavorare con ragazzi dalle realtà complicate. Essere animatori nel sociale non credo sia una cosa semplice, ma è senza dubbio molto gratificante: quando ti accorgi che dal caos e l’anarchia nasce qualcosa di creativo e fantasioso, sai che ciò che hai compiuto ha avuto un senso perché, per quanto piccolo, hai lasciato un seme.

R.V.: Pensa di ritornare a Scampia e continuare la sua collaborazione con CasArcobaleno?

V.L.: Sì, mi piacerebbe poter tornare lì e soprattutto dare un sostegno a Enrico Muller che da anni sostiene i ragazzini e le ragazzine di Scampia aiutandoli a terminare la scuola dell’obbligo. Mi piace l’idea di poter insegnare loro un mestiere al confine tra l’artistico e l’artigianale, una sorta di bonus che magari un giorno potrebbero “spendere” in una futura attività. Inoltre vorrei accoglierli nel mio studio a Pozzuoli affinché possano provare personalmente l’emozione di stampare la propria matrice e osservare con i loro occhi come prende vita quel segno che hanno impresso sulla lastra. Credo che questa sia l’esperienza più magica di ogni incisore: ancora oggi, ogni volta che realizzo un nuovo lavoro alla prima stampa mi emoziono! Credo che un’esperienza del genere per i bambini possa essere molto formativa, oltre che estremamente divertente.

R.V.: Secondo la Sua opinione, chi è stato l’artista più originale di questa edizione del Simposio?

V.L.: Sono rimasta molto colpita da Gyori Chaba e da Petri Loues. Il primo per la sua affabilità, la sua grande conoscenza della storia dell’arte rumena e per il fascino dei suoi racconti prelevati dalle sue esperienze personali in giro per il mondo; in più mi ha anche molto colpita il fatto che sia giunto a Scampia con la moglie, anch’ella artista, e il figlio viaggiando per più di 2.000 km in macchina. Il secondo penso che sia stata la figura più singolare di questa edizione: una sorta di “gigante” buono pronto a incantare tutti i partecipanti con i suoni provenienti dai suoi strumenti magici. Petri è un musicista che crea personalmente i suoi strumenti raccogliendo qualsiasi tipo di materiale: tubi, barattoli, semi d’anguria, cavi di gomma, fili, ecc. Con questi oggetti interagisce con le pareti, le persone o le strutture che lo circondano, creando suoni irreali; il suo impatto con il pubblico e con i bambini ha qualcosa di fantastico che oltrepassa la barriera del linguaggio, dell’età e dell’estrazione culturale, poiché la musica è un suono univoco che tutti possono ascoltare e interpretare.

R.V.: Per concludere, secondo Lei, “L’arte può cambiare il mondo?”

V.L.: Senza dubbio mi sento di rispondere sì. L’arte aiuta a sognare, a guardare il mondo con altri occhi, ad affrontare le difficoltà e le diversità di pensieri e costumi, è un luogo immaginario nel quale rifugiarsi e trovare un porto sicuro durante la tempesta. L’arte non è soltanto un’espressione o una forma comunicativa, essa è anche sacrificio e disciplina costante per apprendere nuove metodologie tecniche; è una sorta di “missione”, spesso sofferta, che ogni artista ha coscientemente scelto. Fare arte significa mettersi continuamente in discussione, nell’apprendimento e nella trasmissione del proprio sapere ed è proprio in questo continuo scambio con gli altri che si cresce e si evolve. Ogni volta che un’artista crea un’opera e la condivide con gli altri in un certo senso li educa al “bello” e, se in questo modo riesce a offrire una visione migliore delle cose (rispetto alla tetra realtà), allora ha contribuito a cambiare la prospettiva delle persone. Pertanto, se è vero che la società è formata da esseri che popolano questo pianeta, in quest’ottica, l’arte contribuisce a cambiare il mondo.

Rosalba Volpe

Atelier Controsegno – Pozzuoli, 16 luglio 2012

– Si ringraziano Luigi Battinelli, Fabio Cito e Veronica Longo per averci concesso l’utilizzo delle loro fotografie. –

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