Fuori dagli schemi per rientrare nella scuola

La crisi economica degli ultimi anni ha generato un circolo vizioso che a partire dalla crescente sfiducia nelle istituzioni, induce molti giovani ad abbandonare la scuola alla ricerca di un lavoro, il cui mercato richiede ormai figure estremamente professionalizzate dagli alti profili specializzati, dove sembra non ci sia spazio per individui dalla scarsa formazione. La disoccupazione nella quale dunque stagnano gli under 25 italiani, a maggio 2012 il tasso dei non occupati tra i 15 ed i 24 anni si attestava al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile, crea uno sconforto sociale contestualmente al disagio economico che si riversa nuovamente nel risentimento verso le istituzioni percepite distanti ed astratte. La piaga della disoccupazione infetta le strutture scolastiche dove in particolari contesti sociali è difficile ed infruttuoso trattenere gli adolescenti dietro i banchi e spesso li si lascia annegare, inghiottiti dal timore del futuro. Evadere da un sistema scolastico come quello italiano, accusato di godere di poca autonomia, che rispetto alle ore trascorse in classe raggiunge scarsi obiettivi didattici, i cui insegnanti sono mal pagati e poco stimolati, è un problema al quale la comunità Europea rivolge grande attenzione e che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico studia la strategia affinché i 190-200 mila giovani che abbandonano precocemente la scuola restino tra i banchi. Nel Rapporto sull’educazione nell’Unione Europea

presentato il 19 aprile 2011 a Bruxelles, si ribadisce che per far fronte a questi dati è necessario mettere in campo un approccio capace di comprendere la complessità del fenomeno, di avere una visione multidimensionale per  realizzare un’azione progettuale strategicamente orientata.

Recentemente il Presidente italiano Napolitano ha sottolineato come in tempi di crisi bisogna perseguire un’adeguata politica di razionalizzazione della spesa, ma occorre contemporaneamente reperire risorse straordinarie da utilizzare per politiche di investimento nel campo della formazione, dell’innovazione e della ricerca, per poter guardare al futuro con uno spirito positivo.

Ma se a livello nazionale nel panorama europeo la media è bilanciata da realtà scolastiche d’eccellenza come quella inglese e tedesca, l’Italia ad esempio spende  il 4.5% del Pil nelle istituzioni scolastiche dato invariato dal 1995 al 2007, contro una media europea del 5.7%, i particolari contesti locali svelano una situazione estremamente complessa e variegata. Esistono sul territorio italiano delle zona dalla vocazione criminogena, all’interno delle quali vige la legge dell’Antistato che non solo impone il proprio controllo sulla vita dei cittadini, ma offre occupazione ai soggetti più deboli assicurando il lavoro anche ai più piccoli. L’Italia del sud è per gran parte controllata dal sistema mafioso che crea una valida alternativa allo studio in zone dove la disoccupazione giovanile tocca picchi del 40%.

La Campania e Napoli in primo luogo sono un chiaro esempio di come in zone dall’alta concentrazione criminale, aumenti l’evasione scolastica, nell’anno 2010-2011 l’VIII municipalità partenopea ha registrato il maggior numero di casi di inadempienza nelle scuole secondarie di I grado: 102 gli alunni che hanno abbandonato i banchi degli istituti dei quartieri Piscinola, Scampia e Secondigliano, il 3,34% degli iscritti. Secondo le relazioni dei servizi sociali napoletani, l’11% dei genitori di questi alunni mancati, ritiene che la scuola sia inutile. Questo a dimostrare come i bambini siano il prodotto di una cattiva cultura familiare che reputa superflua l’istruzione scolastica.

Il comune di Napoli propone l’erogazione di contributi economici e la promozione di progetti finalizzati a contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e ampliare l’offerta formativa delle scuole da realizzare negli istituti scolastici e nelle associazioni, radicate sul territorio.

Nei Campi Flegrei un progetto volto a rendere gli studenti attori all’interno del proprio iter formativo, è stato collaudato fin dal 1981: Lux in Fabula, un laboratorio multimediale per trasformare i ragazzi in fruitori attivi nell’ambito di attività mirate alla stimolazione della creatività e dell’ingegno. Il progetto ad opera dell’educatore Claudio Correale, nasce ormai trent’anni fa, per favorire l’iniziativa individuale, sviluppare nei partecipanti, oltre al senso di responsabilità, delle competenze interdisciplinari  dal momento che l’abilita’ nel produrre innovazione deriva dalla capacità di pensare al di fuori degli schemi. Il laboratorio mira soprattutto ad insegnare ad osare: assumere e saper gestire dei rischi, per svelare che è possibile sottrarsi a certi meccanismi e modificarli, riscoprendo i potenziali espressivi di gruppi e di individui. Il laboratorio esplora il linguaggio teatrale attraverso la  psicomotricità, l’espressione corporea, la gestualità, portando i ragazzi alla scoperta di se stessi mediante il travestimento, la maschera. Il raggiungimento di obiettivi plurididattici avviene attraverso l’immagine e le sue differenti applicazioni.             

Gli studenti sono spinti verso l’espressione creativa avendo il via libera nel decorare diapositive, le immagini fluiscono quindi dalla loro immaginazione senza limitazione alcuna. Le slide sono proiettate e decodificate; quindi successivamente digitalizzate per essere manipolate e modificate mediante appositi programmi informatici. Ai ragazzi si mette a disposizione alcune nozioni di psicologia dell’immagine per l’interpretazione linguaggio cromatico e dei meccanismi visivi.

Dalle immagini così ottenute si realizzano delle fotografie nelle quali compaiono i volti e le sagome degli studenti che si trasformano da ideatori a protagonisti. Infine sono le fotografie che creano l’architettura narrativa di una storia improbabile. Dalle immagini nasce il racconto, grottesco e divertente dettato da’organizzazione visiva. La storia così nata viene confezionata dando vita ad un prodotto multimediale che negli ultimi anni gode della visibilità dei social network. Gli studenti si sentono infine al centro di un progetto che appaga anche il loro desiderio di protagonismo.

Attraverso questo laboratorio Claudio Correale ha reso possibile l’apprendimento di tecniche  espressive, indirizzando le energie dei soggetti verso l’elaborazione creativa del materiale offerto, quale occasione per intraprendere un percorso di libertà espressiva, da cui far maturare processi di consapevolezza critica rispetto ai vissuti quotidiani. Dando agli studenti la possibilità di creare liberamente al di fuori dei rigidi schemi dell’istituzione scolastica, si da loro la sensazione di meglio integrarsi nel sistema divenendo fruitori attivi delle proprie attività.

Il laboratorio Lux in Fabula negli anni si è dimostrato un ottimo strumento per la formazione degli adolescenti e un efficace deterrente contro l’evasione scolastica. Constatati i risultati raggiunti e l’interesse mostrati dagli stessi studenti, il target di Lux in Fabula è stato proposto anche ad assistenti sociali ed educatori che hanno appreso e divulgato questo modello vincente di attività formativa.

Chiara Lucrezia Marra

Il laboratorio Lux in Fabula è un format in continua evoluzione. Ecco un riuscitissimo e recente esempio di tale esperienza la cui finalità è di formare giovani educatori. Ne è nato un divertente lavoro dal titolo “Non lo avevo considerato”, Pozzuoli 2011.

http://www.youtube.com/watch?v=9ivHphIfpgg&feature=plcp

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