Valentin Express

Monaco di Baviera, anno 1933. Anno della fine della Repubblica di Weimar e inizio del regime nazista di Hitler. Anno in cui gli ideali vengono sepolti dalla follia nazista e la luce della speranza viene offuscata dalle nubi grigie delle industrie belliche. La “favola” ha inizio… La Compagnia Muricena Teatro porta in scena la favola nera Valentin Express, tratta dal libro Tingeltangel di Karl Valentin (attore comico di innovazione) e dalle poesie di Bertold Brecht ed Herman Hesse. Sul palco, otto giovani talentuosi attori: Daniele Marino (Rud),che ne ha curato anche la regia, Gennaro Cuomo (Wim), Federica Altamura (Klara), Antimo Casertano (Oliver), Katia Tannoia (nel duplice ruolo di Lenya e Aurora), Adriano Falivene (Accio), Raffaele Parisi (Simmerl) e Carlo Vannini (Otto) che ha curato anche le musiche dello spettacolo. Un gruppo di persone si trova alla stazione ferroviaria aspettando un treno su cui non salirà mai. Ne prenderanno un altro di treno, non certo quello che attendevano. Un incipit brechtiano, un Godot che non arriverà, il cui posto sarà preso dalla guerra, dalla fame, dall’orrore, dalla schiavitù… dai terribili totalitarismi che hanno pugnalato il ’900. Otto disperati protagonisti schiavi del potere, un potere malato che assiste il cittadino cooptandolo nella sua ideologia totale, rendendolo partecipe di un tutto che è in realtà un nulla riempito da vaghe narrazioni, ideali maniaci, deliranti e sinistri progetti di purezza le cui braccia operano attraverso lo sterminio, la morte fisica e sociale, l’annientamento, nell’assurda e folle pretesa di sanare un popolo, ma chi sono i veri parassiti? Otto personaggi costretti e rinchiusi nelle loro vite insignificanti, nei loro isterici rituali borghesi, nel vuoto disarmante di un tempo scandito da un orologio senza lancette. «La favola Valentin Express guarda al periodo della seconda guerra mondiale con amara ironia da kabarett dimenticato, con spietata crudeltà poetica attraverso liriche di Bertold Brecht ed Hermann Hesse. Tre autori tedeschi, tre voci unite nella speranza e nello sguardo critico che li accomunò. Tre vittime della propria “razza” assetata di potere, tre mosche bianche, contestatori instancabili di un regime che ha finito per schiacciare ogni forma di umanità», spiega nelle sue note il giovane regista che, come un chirurgo, ha guidato la sua equipe di specialisti ad un intervento di successo. E’ il 1945. La guerra è finita. Alla stazione un gruppo di persone aspetta un treno. Il treno passerà? Quale treno passerà? Cosa lascerà dietro di sé?

JK

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