Il Casalese

Presentazione del libro su Nicola Cosentino presso la cooperativa Xenia di Pianura. Sono presenti due dei nove giornalisti autori del libro, Arnaldo Capezzuto e Antonio Di Costanzo, il senatore Lorenzo Diana, modera il dibattito Nello Mazzone. Nun è cos ‘e nient, parafrasando la celebre battuta di Eduardo De Filippo, la presentazione si apre sottolineando come la legalità sia un impegno collettivo e non una lotta personale, e che bisogna puntare a scalzare la mentalità della tolleranza verso un sistema amministrativo corrotto e colluso con l’ambiente criminale. Il libro racconta le vicende personali e politiche di Cosentino, sul quale attualmente grava l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica per i suoi presunti rapporti con il clan dei Casalesi. La storia inizia col giovane Nicola che sogna di diventare calciatore e che a causa di un infortunio viene lanciato dal padre, ricco imprenditorie del casertano, nel mondo della politica. L’ascesa è rapida dall’allora Psdi, Partito social democratico, fino a Forza Italia, ed alla conversione in PDL. Carriera brillante che nasce in una delle terre a più alta concentrazione criminale d’Europa. Il senatore Diana si domanda come Cosentino possa candidamente dichiarare di non conoscere la camorra, di non essersi mai accorto di vivere nella roccaforte dell’organizzazione criminale più potente d’Italia. Diana è casertano, ha vissuto per anni a pochi metri di distanza da Cosentino e conosce perfettamente la realtà del comune casalese. Il suo percorso politico è parallelo a quello di Cosentino, e dichiara: “Entrambi abbiamo conosciuto la camorra: differenti sono stati i nostri modi di rispondere ad essa”. Cosentino è per quattro volte deputato, fino a diventare sottosegretario all’Economia durante l’ultimo governo Berlusconi. Il sistema Italia ha garantito il suo successo, ha tollerato le sue risposte evasive o palesemente inverosimili. Il sistema Italia ha permesso che il modello di politica da lui perpretrato si propagasse, ha permesso che i clan acquisissero sempre più potere economico infiltrandosi nelle pubbliche amministrazioni e piazzando i propri uomini nelle poltrone strategiche della politica. Il cosentinismo nasce in quelle periferie dell’Italia borghese dove la legislazione e la giustizia sono considerati ostacoli per l’arricchimento ed il successo personali. Il fastidio, il disprezzo della legge, limite dello sviluppo, che genera l’odio per i magistrati, il tentativo di imbrigliarli. Il libro nasce dall’esigenza di un gruppo di giornalisti di poter raccontare la storia di Cosentino, di costruire un documento organico al di là delle quotidiane notizie d’agenzia. Un’inchiesta giornalsitica. Lavoro che non ha trovato spazio su nessun girornale e che solo un piccolo editore ha avuto il coraggio di pubblicare. I giornalisti sono stati querelati, ma era un prezzo che avevano calcolato, ciò che non si immaginavano è stato il processo penale, messo su dal pool di avvocati di Cosentino le richieste milionarie di risarcimento e di sequestro e distruzione del libro. Gli autori hanno dovuto fare i conti con la legge dello Stato e dell’Antistato, ma era una storia che andava raccontata e che fa luce su numerosi scandali che hanno investito la Campania negli ultimi anni, dall’emergenza rifiuti al caso Noemi. Ma la storia di Cosentino non è una storia casertana. Il cosentinismo è un fenomeno che nasce grazie ai vent’anni di mala politica campana che ha gravato sull’intero stato italiano.

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