Segni di passione, segni d’amore. Incontro con Vincenzo Aulitto

Venerdì  11 maggio, Lux in Fabula, Pozzuoli

La sede di Lux in Fabula pullula di spettatori, tutti accorsi per l’appuntamento della rassegna Di-Segno In-Segno con il pittore puteolano Vincenzo Aulitto,  Segni di Passione, Segni d’Amore. Non solo una personale dell’artista, bensì l’occasione per un confronto intimo, un modo viscerale di avvicinarsi all’universo personale del pittore.

Bisogna lasciar aperta la porta, poiché l’associazione non riesce ad offrir posto ad i numerosi ospiti. Aulitto si offre volentieri alle curiosità dei presenti, lasciando spesso che le immagini rispondano al suo posto. Si scoprono rari filmati di un giovane performer che utilizza il suo corpo, le sue mani per manifestare, l’indignazione, la rabbia, la passione. Si ritrovano volti di personaggi scomparsi simbolo di un’antica cittadina di marinai. Il pittore porta con sé la sua storia.

Illustra il suo iter artistico dall’adolescenza fino alle ultime opere. Un percorso legato alla propria terra, alla propria gente, e sempre sensibile alle problematiche sociali, anche quelle geograficamente più distanti.

Aulitto dischiude sullo schermo i suoi primi dipinti, ritratti quasi fotografici degli anni ’70, soggetti inconfondibili della più classica Pozzuoli: i pescatori, intenti nel lavoro, indaffarati dalle reti, la darsena ed i fabbricanti di barche. Un’arte realista che si ispira alle tendenze d’oltreoceano, l’aspirazione ad un’opera quasi fotografica, che si attenga in maniera intransigente al naturalismo dell’oggetto.

Nel ’78-’79 le sue opere si caricano di una vena malinconica. Il pittore intraprende una sperimentazione cubista, i soggetti si scompongono in future geometriche dai colori drammatici, le opere si caricano di phatos. Il bradisismo e le sue conseguenze entrano prepotentemente nelle tele. La deportazione dal Rione Terra, i palazzoni del nuovo quartiere popolare. Il pittore illustra uomini frantumati, scheggiati, dalla memoria saccheggiata, frammentata. Ritrae soggetti tragici: donne lacerate dalla scomparsa dei propri uomini, anziani maltrattati dal tempo e dall’indifferenza altrui. Una pittura difficile, la definisce l’autore, in un periodo che privilegiava la banalità dei paesaggi classici dell’800 napoletano.

All’inizio degli anni ’80 l’incubo del bradisismo ripiomba nelle vite dei puteolani e nella pittura di Aulitto. La materia vulcanica si impossessa della tela, le atmosfere si fanno rarefatte, astratte, i frammenti dell’eruzione si incollano ai colori. L’arte si fonde al territorio, ne usurpa gli elementi, dando loro nuove forme e dimensioni. Il territorio è ispirazione e composizione dei nuovi quadri, che evocano un rapporto essenziale col paesaggio. Una terra unica, universale, i Campi Flegrei diventano forma ed essenza delle nuove opere offrendo una gamma infinita di materie, di tinte.

L’inestimabile varietà paesaggistica è uno spunto costante per il pittore che riscopre un legame archetipo con la propria terra, il patrimonio archeologico penetra la sua arte e ne è scenario.

Il pittore offre ai presenti i ricordi amatoriali di alcune performance: Ruanda, il colore battuto, l’artista dipinge in estemporanea con delle bacchette imbevute nel colore, il suono martellante dei tamburi dà il ritmo al rituale pittorico, alla fine, vernice rossa invade la tela: il ricordo delle vittime dimenticate del genocidio del Ruanda. Nel marzo del 1990, ad ormai 20 anni dall’esproprio del Rione Terra, Aulitto dipinge con le mani la rocca abbandonata. Tra le dita scorre il rosso di Pozzuoli, un ossido che veniva estratto in una cava locale, ormai ricoperta, nel cuore della città, famoso in tutto il mondo dimenticato dai puteolani. Il pittore da vitaal ritratto, gli imprime la propria energia, quella vermiglia della pietra, alla fine, ciò che ha creato distrugge e con le mani il pittore confonde e mischia i tratti, le linee, la rocca scompare dalla tela, com’è scomparsa dalla storia.

Nel 2000 l’uomo ritorna nelle opere di Aulitto dopo un’assenza di circa 20 anni. Un’arte che guarda dentro e si compenetra col paesaggio. Aulitto installa le sue creazioni sui promontori, sulle sponde dei laghi, sulla spiaggia: la piena osmosi, la totale continuità tra le opere ed il panorama.

L’artista termina il suo racconto e lascia come omaggio temporaneo a Lux in Fabula alcune sue opere, creazioni con materie naturali, foglie, spine, sabbia, il mistico che si mescola al materico dai colori mediterranei.

Giovedì 17 maggio è stata inaugurata la personale di Aulitto presso la rinata galleria d’arte Aphotheca Artport, in mostra i pezzi della collezione Miseno. Un successo per l’affermato artista che espone nella sua città, circondato dal calore della sua gente. Numerosissimi i puteolani accorsi per fruire delle sue creazioni, il battesimo per i tre giovanissimi curatori della galleria, che si rivela una location perfetta per la mostra di Aulitto, il colori del golfo sembrano prorompere all’interno del locale e straripare nei quadri.

La mostra è visitabile fino al 5 giugno.

Chiara Lucrezia Marra

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