L’ultimo degli onesti. Napoli omaggia Giacomo Furia

15 maggio 2012. Esauriti tutti i posti a sedere.

Il teatro Acacia al Vomero è colmo di napoletani venuti a rendere omaggio ad un attore simbolo della commedia napoletana. Giacomo Furia, nell’immaginario collettivo, il volto rubicondo, simpatico, la figura imponente, che insieme a Sophia cerca l’anello nella farina delle pizze. Sul palco per ricevere il premio Guglia alla carriera, avanza un signore distinto, estremamente elegante, un bastone a sorreggere il peso della veneranda età: L’ultimo degli Onesti. 

Era il 1945 quando debuttò insieme a Eduardo e Titina, capitato per caso in casa De Filippo per dar lezioni al piccolo Luca. Giacomo invia un pensiero al suo direttore Eduardo: “Caro direttore l’attualità dei personaggi e le situazioni sempre reali hanno dimostrato che la sua era vera arte”. L’attore regala preziosi aneddoti: “a Milano con Filomena Marturano il sipario si aprì 32 volte, il pubblico estasiato continuava ad applaudire. Si commuove Giacomo al ricordo di quella famiglia teatrale nella quale entrò a far parte appena ventenne, in un epoca d’oro per la drammaturgia napoletana.

L’oro di Napoli, il film che lo inizia al cinema, lo ritrae giovane, fiero, autoironico, al fianco di una Sophia Loren al culmine della bellezza. Da Ginevra l’omaggio della coprotagonista di quel fortunato episodio, una lettera carica di ammirazione, la Loren parla di autoironia, di fierezza, di un compagno di lavoro “altruista e premuroso”, al quale invia ancora un sentito ringraziamento. Giacomo ricorda l’attrice puteolana come instancabile al lavoro anche con la febbre alta, investita da un successo del tutto meritato. In quell’episodio venne tagliata una scena, quando i coniugi in cerca dell’anello lo cercano nella tazza del bagno appena utilizzata da un piccolo degustatore di pizza.

Sul palco, uno schermo sul quale scorrono le immagini di Giacomo intento a dipingere una banconota falsa con la complicità Totò e Peppino de Filippo. Quindici film girati al fianco del Principe della Risata. Anche per lui un pensiero toccante, a quell’ineguagliabile comico tanto denigrato dalla critica dell’epoca. Giacomo racconta di quando Totò regalò una macchina da scrivere ad un giornalista romano in ristrettezze economiche, che per prima cosa scrisse un articolo colmo di ingiurie contro l’attore. Non dimentica Peppino de Filippo, Giacomo lo definisce non la spalla di Totò bensì suo degno coprotagonista, indispensabile alla comicità di Totò.

Innumerevoli gli attori che si susseguono sul palco per testimoniare la propria ammirazione per Giacomo.

Tutti nostalgici del fervente splendore del teatro di quegli anni, forse un pizzico invidiosi dell’irripetibile napoletanità. Un arte tanto familiare, patrimonio dei più giovani, che ignorano come sia divenuto saggio e profondo il volto di Giacomo Furia, lo ricordano in preda al panico alla ricerca dell’anello tra i vicoli di Napoli.

Chiara Lucrezia Marra

Advertisements