…perché salvare un petalo d’amore è come salvare un respiro

Alda, il dolore l’amore e la poesia.

La fiaba a narrare il dramma. Un atmosfera onirica, eterea che narra l’annichilimento. La voce pastosa di Alda Merini a raccontare una vita “La mia vita è stata meravigliosa” parole che lasciano sbigottiti gli spettatori. Meravigliosa, nonostante i dieci anni di internamento coatto. Una donna condannata alla detenzione in manicomio perché troppo irritabile, nervosa dopo un parto. Un marito che esercita il suo sacrosanto diritto di disporre a piacimento della propria compagna. I soprusi, le umiliazioni, le violenze, l’annullamento, l’elettrochoc.

Dove Abita la follia? Non una landa desolata , nessun abisso insondabile. Non un limbo nel quale galleggiare in assenza di sé. Alda, il dolore l’amore e la poesia. Un malessere sicuramente, forse semplicemente un modo singolare, diverso di stare al mondo.

Sul palco si dividono gli spazi della sanità e , del dentro e del fuori, dentro la propria follia, dentro il manicomio; fuori, in una vita normale, compatibile con la società ed i suoi sistemi.

Un telo, un muro, a dividere la sezione femminile da quella maschile del manicomio, dietro il quale, oltre il quale si estende la musica, si espande. Brevi passi della vita straordinaria della Merini, preziosa voce del ‘900 italiano, che svelano episodi tragici, terribili, incomprensibili per chi è nato dopo l’abolizione dell’istituito del manicomio e delle sue atrocità.

Angela Cicala, la regista, interpreta la pazzia e la poesia, la voce narrante che spesso coincide con quella di Alda. La pazzia, una condanna, come la poesia. La scrittrice fin da adolescente è rapita da questa passione che diventa possessione, la poesia come un amplesso, è la stessa Alda che lo confessa. L’impossibilità di sottrarsi ad una vocazione che la condurrà dritta tra le mura aguzze del manicomio. Ed anche lì, in quell’artificiale deserto di emozioni, Alda semina l’amore, ne raccoglie un nuovo frutto, un nuovo figlio, che le viene strappato, negato. Le viene rubata la sua natura di donna, viene sterilizzata ad appena 39 anni. Le sradicano la vita dal ventre, ma la vita non cessa.

Fuori dal manicomio finalmente, accoglie in casa a Milano un vagabondo col nome di un dio, dal passato nobile, Titano. Per cinque anni ogni sera l’uomo tornerà a coricarsi nell’appartamento di Alda, quando infine il richiamo della morte lo riporterà in strada, per finire su una panchina.

Una vita straordinaria, uno spettacolo eccezionale. Commuove il violoncello di Antonio di Francia, la voce di Pina Ercolese, i passi di Alice Monti e Benedetta Bucciero, l’incedere zoppicante di Vincenzo Aulitto. Il pubblico è rapito da tanta passione, tanta emozione. Al chiudersi del sipario neanche gli interpreti trattengono le lacrime.

 
Chiara Lucrezia Marra

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