“Il verso vero non distrae, non confonde, solo al reale si arrende”

Nasce Levania, rivista di poesia, presentata alla libreria Guida di Portalba. Il nome si ispira ed aspira a quel mondo platonico a metà tra il paradiso delle idee pure, l’Iperuranio, ed il probabile inferno della realtà materiale. Platone sosteneva che la poesia è una doppia menzogna copiando ciò che già è un’imitazione, ispirandosi al contingente, nient’altro che un riflesso dell’autentica dimensione teorica. Un regno leggero levitante, in fermento. Levania, dunque, il purgatorio dei bugiardi. Un mondo dove è possibile alleggerire la classicità, dove l’intellettualità consapevole non è schiacciata dalla bruta materialità. 

La rivista, per la sua stessa natura, si propone come mezzo innovativo, in continua evoluzione, in movimento, un “fiume”come la definisce Dario Giugliano nel manifesto programmatico che ne  inaugura la prima edizione. Uno strumento democratico, una sorta di engagement anche politico un impegno poiché la poesia e l’arte in generale, lo sosteneva Aristotele, assomigliano alla filosofia avendo come oggetto il possibile, ciò che potrebbe essere, o meglio dovrebbe essere, a loro il privilegio di creare un mondo giusto, forse perfetto.

Gli ideatori di Levania mirano ad un opera che possa combinare la fame di poesia dell’età contemporanea al carattere economico della produzione editoriale. “La letteratura ha bisogno di lettori” ed una rivista del tutto poetica può essere una grande sfida, da qui anche la decisione definitiva di un’uscita semestrale, mentre il progetto originario sognava un numero ogni 4 mesi. I redattori comprendono la grave crisi contemporanea della poesia, “l’arte è marginale” nell’attuale contesto culturale ed il direttore responsabile della rivista, Eugenio Lucrezi spiega come il progetto sia indirizzato ad un pubblico di lettori da laboratorio e da dibattito. Levania ospita tra le sue pagine autori noti e di indubbia fama come Ugo Piscopo, ma predilige soprattutto quei scrittori acerbi, innovativi, ai margini dei tradizionali circoli letterari. Lucrezi ironizza e confessa di essere “programmaticamente nella aprogrammaticità totale” e sottolinea come l’unico obiettivo dei redattori sia di rimanere degli osservatori attenti e partecipi sul piano della scrittura creativa, infondo “la poesia si può definire solo per quello che non è”.

Chiara Lucrezia Marra

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