LA SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI: INCONTRO AL MUSEO ARCHEOLOGICO

Si è svolto il 19 gennaio 2012 un incontro col comandante dei carabinieri Carmine Elefante sulla salvaguardia e il recupero dei beni culturali; l’incontro si è svolto presso il museo archeologico di Napoli nella sala congressi.

Il comandante Elefante ha introdotto la conferenza specificando dapprima cosa sono i “carabinieri del TPC (Tutela del patrimonio culturale), cioè carabinieri a tutti gli effetti, formati sul campo giudiziario e, soprattutto, sul “campo” (vale a dire con la pratica del recupero e della tutela di tutti i beni artistici cui sono destinati).

Le attività del nucleo TPC sono varie: il recupero del bene sottratto innanzitutto, poi il controllo dei siti archeologici (che si avvale di vari gruppi di supporto come i carabinieri a cavallo, i carabinieri subacquei), delle attività commerciali, della verifica delle misure di sicurezza nei musei, negli archivi, nelle biblioteche, il controllo dei cataloghi delle case d’asta, dei siti internet dedicati eventualmente alla vendita illegale dei beni archeologici illegalmente sottratti.

Un motivo di grande orgoglio per il corpo italiano è quello, dice E., che andando avanti nel tempo, sempre di più sono chiamati  da stati stranieri per la tutela e il recupero dei beni culturali esteri (recentemente per esempio i carabinieri italiani furono presenti in Iraq durante la guerra, anche per un ordinario controllo di polizia, e a breve saranno presenti in Libia,  paese devastato dalla recente guerra libico-europea, che non ha risparmiato, come si può pensare,  il patrimonio artistico di quel Paese). “Anche se sono finiti i tempi dei saccheggi barbari dei beni culturali”, sotttolinea una collaboratrice del museo archeologico di Napoli, “in cui per esempio l’altare di Pergamo veniva portato dalla Turchia in Germania, il lavoro della polizia internazionale è comunque ancora molto necessario.” Lavoro che si avvale, precisa il comandante, anche della rete internazionale di polizia Interpol, molto utile per tenere in contatto i vari nuclei di ogni Paese.

Il comandante poi passa a fare alcuni esempi di come i beni trafugati vengano modificati e trasformati al fine di essere ricettati con più sicurezza: c’è per esempio il caso de “L’incredulità di S. Tommaso” del Guercino (foto sotto), in cui il dipinto viene

addirittura “nascosto” dietro un altro quadro dipinto “ad hoc” da qualche pittore incaricato evidentemente dai ladri dell’oggetto in questione. Altre tecniche usate per “mascherare” i quadri, continua E., sono per esempio la cancellazione o lo spostamento di alcuni personaggi da un quadro: ad esempio in un quadro è stato ritrovato un personaggio, un angelo per la precisione, letteralmente “preso” da un altro e portato nella scena col solo scopo di depistare gli agenti di polizia. A volte addirittura non si riesce perfino a capire se il reperto recuperato è un falso o un originale, talmente è grande la bravura dei pittori incaricati della “modifica” del quadro sottratto, ammette il comandante.

Per il recupero e la ricerca di questi beni sottratti, continua E., è evidentemente fondamentale l’uso di una banca dati dei beni fornita delle foto di tutti i beni esistenti e della registrazione degli eventi e dei luoghi di furto avvenuti in Italia; infatti una delle “pecche” della banca dati a disposizione del corpo dei carabinieri TBC è proprio l’esiguo numero di foto dei beni a disposizione, a fronte di quelli realmente esistenti nel Paese, che sono molti di più.

Il comandante sottolinea poi ancora una volta l’importanza del controllo dei canali telematici (in special modo di internet) per scoprire ad es. siti internet addetti alla vendita di beni culturali, che spesso si scoprono trafugati.

La conferenza si conclude con una breve esposizione di alcuni reperti recuperti dal nucleo carabinieri TBC e con alcune domande dei presenti, cui il comandante risponde con molta precisione e affabilità,  sottolineando, tra le altre risposte, che le regioni più colpite dai saccheggiatori dell’arte sono quelle del Meridione, in special modo Lazio, Puglia, Campania, e Sicilia, sia per l’ingente quantità dei reperti conservati sia per la carenza di personale di polizia addetto alla sua tutela (solo il nucleo di Napoli conta appena quindici elementi, infatti, e spesso è chiamato a intervenire anche in altre zone della Campania).

Chi sa che non abbiamo stimolato, con questo nostro piccolo articolo, qualcuno dei nostri “quindici lettori” a intraprendere questo mestiere rischioso, ma anche molto affascinante e dispensatore di varie soddisfazioni, culturali e non.

 

Roberto Volpe

 

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